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Esteri

GEO-POLITICA/ Perché la Francia distrugge le prove sulla strage di Nizza?

Francois Hollande (Lapresse)Francois Hollande (Lapresse)

E come ha risposto la Procura di Parigi alla richiesta di spiegazioni di Le Figaro? «La misura mira a evitare la diffusione non controllata e non padroneggiata di immagini». E la polizia nazionale cos'ha da dire, dopo essere finita nel mirino delle polemiche per aver abbandonato la Promenade mezz'ora prima che iniziasse lo spettacolo pirotecnico? «Sulle mille telecamere istallate a Nizza, 140 presentavano elementi d'inchiesta interessanti. La polizia giudiziaria ha recuperato il cento per cento di queste immagini. La polizia e la Procura hanno chiesto di cancellare le immagini di queste 140 per evitarne l'utilizzo malevolo, preoccupati per la dignità delle vittime e la ripresa di queste immagini da siti jihadisti a scopi di propaganda». Inoltre, «la distruzione deve essere completa, perché è impossibile procedere a distruzione parziale di questo tipo di materiali». 

Lo Stato e la polizia, accampando scuse ridicole, hanno ordinato di distruggere le prove di un attentato: e sarebbe la Turchia il problema? Chi c'era la sera del 14 luglio sulla Promenade des Anglais di così importante da dover far sparire i filmati delle telecamere di videosorveglianza? Davvero si vuole evitare un uso malevolo delle immagini, quando da una settimana girano in rete centinaia di filmati dell'accaduto ripresi con gli smartphone? Per caso la Promenade des Anglais quella sera era una specie di via Fani in salsa islamista, qualcuno stava controllando che tutto andasse per il verso giusto? Qualcuno, magari, che formalmente il terrorismo dovrebbe sconfiggerlo. E che, invece, grazie al sangue innocente di Nizza, non ha visto esaurirsi lo Stato di emergenza il 26 luglio, ma lo ha anzi visto prorogato fino al prossimo anno? Guarda caso, giovedì il Jobs Act alla francese, la riforma del lavoro che ha dato luogo a molti mesi di proteste, è stata ufficialmente approvata dal Parlamento, in assenza di mozioni di sfiducia nei confronti del governo presso l'Assemblea nazionale. Lo ha annunciato il presidente dell'Assemblea, Claude Bartolone e il premier, Manuel Valls, ha subito salutato su Twitter la notizia, definendola «un grande passo per la riforma del nostro Paese: più diritti per i nostri lavoratori, più visibilità per le nostre piccole e medie imprese, più posti di lavoro». 

Ma sia l'opposizione di destra, sia la sinistra estrema hanno annunciato un ricorso al Consiglio costituzionale, mentre i sindacati invece hanno promesso una ripresa della mobilitazione il 15 settembre: con calma, ora si va in vacanza. E, soprattutto, è dura andare in piazza con lo stato di emergenza in vigore e Nizza che consente al governo di fare il bello e il cattivo tempo, coperto com'è dal potere assoluto conferito a Hollande. Per farcela, il governo ha fatto ricorso per la terza volta allo strumento previsto in Costituzione del quesito di fiducia per consentire l'approvazione senza voto dell'ultimo grande progetto del quinquennio, prima delle presidenziali del 2017. In un'aula semideserta, Bartolone ha constatato che non è stata depositata alcuna mozione di sfiducia e il testo va considerato come definitivamente approvato. Senza colpo ferire, a parte 84 vite spezzate. 

Voi temete Erdogan, io temo gente come Hollande e Valls. 

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