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CAOS EUROPA/ Dopo-Brexit, l’"ipotesi Groenlandia" accelera la fine dell'Ue

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Boris Johnson (LaPresse)  Boris Johnson (LaPresse)

Anche il diverso voto nell'Irlanda del Nord va visto in una prospettiva del tutto locale. Pur con una tendenza dei protestanti a votare per la Brexit e dei cattolici per la permanenza, la maggioranza (56%) ha votato per rimanere, essendo una delle cause i forti contributi economici che all'Irlanda dl Nord arrivano dall'Ue. L'altro elemento importante, soprattutto per i cattolici, è che con la Brexit verrebbero messi in discussione i rapporti di libero traffico, non solo economico ma delle persone, tra le due Irlande. Il Primo ministro irlandese, Enda Kenny, ha ventilato l'ipotesi di un referendum per la riunificazione dell'Irlanda del Nord con l'Eire, suscitando reazioni contrarie nel Nord unionista. Il rischio è quello di riaprire il conflitto che ha insanguinato il Nord Irlanda fino all'accordo del Good Friday di vent'anni fa, rischio che dovrebbe essere attentamente valutato anche in sede europea.

Alquanto complicata è la situazione anche per la Scozia, a meno che si voglia credere che il voto degli scozzesi derivi solo dall'ammirazione per l'Ue. La permanenza nell'Unione facilita le trattative per una sempre maggiore autonomia e siamo ancora di fronte a calcoli di interesse, peraltro del tutto legittimi, gli stessi calcoli che, di fronte alle concessioni del governo britannico, portarono al risultato negativo del referendum sull'indipendenza. Gli scozzesi hanno ripreso la minaccia di un secondo referendum, ma è significativa la cautela della Primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, che si dice pronta ad indire il referendum, ma solo se le trattative tra UK e Ue non fossero coerenti con gli interessi della Scozia. Una dichiarazione in qualche modo speculare a quella della May che ha affermato di voler iniziare le trattative quando sarà ben chiara la situazione all'interno del Regno Unito.

Accanto alla preoccupazione che un eventuale insuccesso del nuovo referendum affossi definitivamente ogni sogno di indipendenza scozzese, vi è anche la non sicurezza sull'immediata accettazione nell'Unione Europea di una Scozia indipendente, ipotesi contrastata per esempio dalla Spagna, che teme si costituisca un precedente che potrebbe essere utilizzato dalla separatista Catalogna. La Sturgeon avanza quindi un'altra ipotesi: la "soluzione Groenlandia".

Nel 1982, la Groenlandia votò contro l'entrata nell'Ue e le fu consentito di rimanerne fuori, con un trattato particolare di associazione, mentre il resto della Danimarca entrava a pieno titolo nell'Unione. Questa soluzione, pur di non facile attuazione, consentirebbe alla Scozia, e all'Irlanda del Nord, di rimanere contemporaneamente nel Regno Unito e nell'Unione Europea. Una conseguenza sarebbe l'accelerazione della trasformazione dell'UK verso una forma più nettamente federale, ma risolverebbe molti dei problemi posti dalla Brexit al Regno Unito. Più dirompenti sarebbero i problemi per l'Ue, che sarebbe costretta ad assumere una forma a "geometria variabile", uno scenario che cozza contro il rigido dogmatismo e centralismo dei tecnocrati che governano l'Ue. Ma la realtà si dimostra sempre più complessa e creativa di quanto costoro possano immaginare.



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COMMENTI
25/07/2016 - La procedura di exit potrebbe anche non iniziare. (Felice Di Maro)

Il parlamento potrebbe anche considerare il referendum del 23 giugno solo consultivo e non far attivare al governo la procedura di exit prevista dall'art. 50 del Trattato. Naturalmente non significherebbe che la Brexit sia fallita perché comunque l'emigrazione è un problema e non è solo a livello di percezione. Penso che molto dipenderà dalle successive scelte che l'Ue farà in tema di emigrazione. Vedo anche una sintonia in funzione degli Usa perché se Trump dovesse diventare Presidente ci sarebbero processi al riguardo molto diversi da quello che abbiamo visto finora.