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GEO-POLITICA/ Usa-Russia, i nuovi "indizi" di una guerra

Vladimir Putin (LaPresse) Vladimir Putin (LaPresse)

Tornando al rapporto, questo segnala che la Turchia ora accusa apertamente gli Stati Uniti del tentativo di colpo di Stato, presentando inoltre prove che dimostrano come proprio Fethullah Gulen sia un «fantoccio prestanome della Cia». Le epurazioni di massa del presidente Erdogan, già abbattutesi su oltre 50mila tra soldati, poliziotti , giudici, funzionari pubblici e docenti (tutti sospesi o arrestati), hanno messo in allarme l’amministrazione Obama. Stando al report, «la più grande paura dell’amministrazione Usa è che il presidente Erdogan stia effettuando un’enorme epurazione da tutta l’influenza americana in Turchia , che inizia a somigliare alla controrivoluzione islamica lanciata contro gli Stati Uniti durante la rivoluzione iraniana del 1979, con il ritorno in patria dell’ayatollah Khomeini e la fuga dello Scià di Persia, Reza Palhavi».

La domanda che circola ora, a seguito del rapporto russo, è questa: la massiccia flotta militare navale Nato-Usa colpirà la Turchia per rimuovere il presidente Erdogan una volta per tutte? Gli analisti dell’intelligence rispondono che tutto dipenderà dal sostegno che verrà dato dagli altri Stati arabi sunniti. Un alto ufficiale saudita, sottolinea Katehon, ha rivelato che alti funzionari governativi a Riyadh e Abu Dhabi erano stati informati della preparazione del colpo di stato in Turchia molto prima che avesse luogo. Il rapporto conclude: «Anche se non si conosce la “fase finale” di questa ultima catastrofe dell’amministrazione Obama-Clinton in Turchia, è ormai evidente che gli Stati Uniti saranno ora costretti a riconsiderare il loro sostegno amichevole ai terroristi islamici moderati, gli stessi che hanno decapitato un ragazzino di tredici anni in Siria e pubblicato un video che ha fatto il giro del mondo, suscitando orrore e sdegno».

Succederà davvero? Io ne dubito, ritengo che se qualcosa dovrà accadere sarà soltanto una dimostrazione muscolare senza conseguenze. C’è però da dire che, nel silenzio assoluto, cominciano a emergere verità inquietanti sul livello di tensione che corre tra Stati Uniti e Russia. A quasi un mese di distanza, si è infatti scoperta la verità sui bombardamenti russi contro la base dei ribelli sostenuti dagli Usa ad Al Tanf, al confine siro-giordano. Il fatto avvenne il 16 giugno scorso e facevano riferimento a fonti statunitensi: «Stando a informazioni pubblicate dal Washington Examiner, gli attacchi aerei russi hanno avuto luogo giovedì nel sud della Siria, nei pressi di al-Tanf, al confine con la Giordania e sono stati diretti contro i ribelli che combattono contro lo Stato islamico».

Peccato che venerdì scorso, giornata decisamente affollata di eventi, il Wall Street Journal abbia pubblicato un articolo in cui si spiegava che i russi non avrebbero bombardato una base di ribelli, bensì una base della Cia, in cui si trovavano anche forze speciali americane e inglesi. Nei bombardamenti sarebbero morti 4 ribelli e nessun occidentale. Insomma, un messaggio nemmeno troppo in codice di Mosca verso Cia e Pentagono, i quali ancora difendono Al-Nusra e gli altri “ribelli moderati”: siamo pronti a tutto, anche a scontrarci frontalmente con voi.