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GEO-POLITICA/ La destabilizzazione sospetta in Europa

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Occorre prenderne atto e agire di conseguenza: stipulare accordi, anche economici, con i paesi di partenza, esattamente come fatto a suo tempo da Berlusconi con Gheddafi, e smetterla di fare la guerra all'Egitto per Giulio Regeni, visto che a venderlo ai suoi killer sono stati i servizi britannici a cui non abbiamo chiesto conto di nulla. Investire in sviluppo nei Paesi di partenza, con l'Africa sub-sahariana e il Maghreb e, infine, respingere le barche già partite e di cui si conosce il porto di provenienza: con umanità, assistendo in mare, ma poi facendo fare marcia indietro. Al terzo viaggio pagato e andato storto, vedi che i ragazzoni di un metro e 80 che arrivano qui e si lamentano per cibo e wi-fi lento ci pensano due volte prima di partire, visto che non fuggono da nessuna guerra. Un Paese serio e civile farebbe così, ma noi siamo l'Italia, la civiltà l'abbiamo persa da tempo. Per quanto riguarda la serietà, basta vedere chi sta al governo. 

Attenzione, poi, all'utilizzo che dell'immigrazione e dell'estremismo che spesso la pervade, sta facendo chi tira i fili: i continui attentati che stiamo vivendo servono a instaurare uno stato di paura permanente, il quale garantisce affari d'oro al business bellico e della sicurezza e permette ai governi di bypassare i Parlamenti, quindi il confronto democratico e il bilanciamento dei poteri. Non sentite, da qualche tempo, un continuo richiamo al modello israeliano, sia per la sicurezza aeroportuale che per quella più in generale delle città? Modello israeliano significa stato di guerra permanente se non lo sapete e non siete mai stati in quel Paese: è questo il destino d'Europa, lo stesso che diventa sempre più necessario per gli editorialisti di Stampa e Corriere? Volete vivere in città con i vigilantes armati sugli autobus? E magari arrivare a check-point tra quartieri, per dividere quelli a rischio e degradati da quelli bene? Basterebbe far rispettare la legge e rispedire a casa chi non ha diritto a stare qui, non servono lezioni israeliane. Le quali, però, fanno molto comodo a chi governa e a chi fa business con l'industria della paura. 

In Francia c'è già lo stato di emergenza, tra non molto lo applicheranno anche Germania e Belgio: siamo al primo stadio dello stato di polizia. Attenti a valutare bene di chi avere paura e di cosa abbiamo bisogno davvero, perché da certe derive non si torna indietro. Se non a prezzi altissimi. 

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COMMENTI
26/07/2016 - Destabilizzazione sospetta (ALBERTO DELLISANTI)

Quante possibili domande si pone quello spirito libero di Mauro Bottarelli. Da ringraziarlo