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STRATEGIA DEL TERRORE/ Herzog: una crisi d’identità aiuta l’Isis a colpire

Per MICHAEL HERZOG, la vera forza dell’Isis è che offre delle risposte semplici e manichee a giovani musulmani che vivono in Occidente e che si trovano ad attraversare dilemmi esistenziali

Foto LaPresse Foto LaPresse

«La vera forza dell’Isis è che offre delle risposte semplici e manichee a giovani musulmani che vivono in Occidente e che si trovano ad attraversare dei dilemmi esistenziali. È per questo che, oltre a combattere l’Isis dal punto di vista militare e a prevenire il terrorismo con la collaborazione internazionale, occorre affrontare alla radice anche le cause umane che spingono molti giovani a unirsi alle fila dello Stato Islamico». È la chiave di lettura di Michael Herzog, generale riservista israeliano, analista strategico e international fellow del Washington Institute for Near East Policy. Lunedì l’Isis ha rivendicato l’attentato kamikaze avvenuto il giorno prima ad Ansbach, in Germania, che ha provocato 15 feriti. L’attentatore, Mohammed Delel, è un siriano proveniente da Aleppo che aveva giurato fedeltà al Califfato.

Che cosa sta cambiando nella strategia del terrore dopo attentati come quelli avvenuti a Orlando, Nizza, Monaco e Ansbach?

Non sono certo del fatto che ciascuno di questi incidenti possa essere considerato come un attentato terroristico. Dobbiamo distinguere tra gli attacchi dietro ai quali ci sono motivazioni ideologiche e politiche da azioni criminali che hanno a che fare piuttosto con le condizioni mentali di alcune persone. Ritengo quindi che non si possano utilizzare le stesse categorie per tutti gli attentati che sono avvenuti negli Stati Uniti e nell’Unione europea.

Secondo lei che cosa ha ispirato gli autori di queste stragi?

Poco importa se i lupi solitari che organizzano i loro attentati nel nome di un’ideologia jihadista di natura estremista siano stati reclutati o ispirati dall’Isis. Ciò che documentano questi episodi è il fatto che ci sono persone che vivono in Occidente e che odiano l’Occidente, disposte a intraprendere azioni violente nel nome di un’ideologia jihadista estrema e in particolare di quella propria dell’Isis.

Lei come legge in particolare la strage di Monaco?

Il caso di Monaco è stato differente, perché l’attentatore era un tedesco-iraniano che non agiva nel nome dell’Isis o spinto da un impulso psicologico. È probabile piuttosto che nel suo background educativo ci fosse un elemento che lo ha spinto a sparare alle persone del centro commerciale. Fatto sta che le autorità tedesche non lo hanno identificato come un attentatore terroristico animato da finalità politiche o ideologiche.

Allora qual è il vero trait d’union di queste stragi?

Il terreno comune di tutte queste stragi è la facilità con cui le persone si impadroniscono di armi ed esprimono la loro rabbia con azioni violente come uccidere civili innocenti, a prescindere che la loro spinta sia ideologica o legata a problemi mentali.

Eppure l’Isis sta rivendicando molti di questi attentati. È un segno del fatto che si sta rafforzando o indebolendo?


COMMENTI
29/07/2016 - Come dobbiamo difenderci. (orazio bacci)

Con il foglio bianco ma con un temperino e la matita contro l'ISIS?In questo caso sto dalla parte di Trump,anche se Obama mi è sempre piaciuto,la Clinton la sento meno,per carita non perche è donna,poi Trump ha il difetto delle armi,ma però anche lui ha ragione,perchè dove ad una notevole riunione di americani,un terrorista ha sparato uccidendo innermi disarmati,se essi fossero stati armati,non finiva con una macellazione d'innnermi,lì do ragione a Trump.

 
26/07/2016 - Erdogan è un criminale amico americani e russi. (orazio bacci)

Quello che afferma del dopo ISIS vuol dire,che è evidente che sa che essi stanno annaspando,come i nazisti quando stavano perdendo la 2° Guerra Mondiale,erano ancora più sadici.Elem.Watson.