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ATTENTATI/ Isis, la “conquista di Roma” è cominciata

Abu Bakr al-Baghdadi (Lapresse) Abu Bakr al-Baghdadi (Lapresse)

Non è questo il vero problema: nel momento in cui questa condanna viene fatta dobbiamo per forza presupporre che sia sincera. La vera questione è quanto l’Università di Al-Azhar sia effettivamente ascoltata nel mondo musulmano, almeno da parte di chi esercita la violenza, e quanto invece siano ascoltate le prediche di al-Baghdadi e degli altri profeti dell’odio. Noi non siamo in lotta con un miliardo di musulmani, bensì con una percentuale del 2-3% che però ha la forza di portare avanti la jihad. Questa minoranza fa sentire la sua voce più di quella dei grandi imam di Al-Azhar e dei grandi predicatori moderati.

 

Il Papa ha detto: “Il mondo è in guerra, ma non è una guerra di religione”. Lei che cosa ne pensa?

Non ci troviamo di fronte a una guerra di religione con tutto l’Islam. Sicuramente però l’Islam più estremista, ma anche un certo Islam wahabita, guarda al mondo cristiano come all’ultimo nemico da abbattere. Anche perché queste correnti si rifanno all’ultima profezia contenuta negli Hadith di Maometto in cui si dice: “Conquisteremo Costantinopoli e poi conquisteremo Roma”. Tutto ciò è parte della dottrina islamica più estremista, quella dei Fratelli musulmani e degli wahabiti. Questo tipo di Islam è in guerra con noi.

 

Lei prima ha detto che la risposta dell’Occidente finora è stata sbagliata. In che senso e che cosa dovremmo fare?

Quando si è in guerra e si ha un nemico si tende ad avanzare, non ad arretrare. Noi invece abbiamo fatto esattamente ciò che quel nemico si aspettava da noi. Anziché inviare truppe in Siria e Iraq per combattere l’Isis direttamente, ci siamo limitati a dei bombardamenti per ripulirci la coscienza nella speranza che quel nemico non sarebbe arrivato fino a qui. Invece arretrando abbiamo dato a quel nemico la consapevolezza che poteva attaccarci in casa, anche nei luoghi simbolo della nostra spiritualità.

 

(Pietro Vernizzi)

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