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SIRIA/ La “grana” curda che l’Occidente sta ignorando

Pubblicazione:domenica 31 luglio 2016

Guerriglieri curdi peshmerga (Lapresse) Guerriglieri curdi peshmerga (Lapresse)

Diversa la situazione nel Kurdistan iracheno, dove si è raggiunto un accordo tra le varie fazioni che si erano combattute in una guerra civile nella seconda metà degli anni ‘90. La Costituzione irachena prevede una certa autonomia alla “Regione del Kurdistan”, ma recentemente è stata avanzata nel Parlamento iracheno una proposta di modifica costituzionale che, tra vari altri punti, pone in discussione proprio l’autonomia curda, considerata toppo estesa. Ovviamente, a tali modifiche si oppone la rappresentanza curda, che contesta anche, secondo quanto riportato da Al Monitor, la proposta della presidenza irachena di costituire una provincia autonoma a Kirkuk, con una divisione dei poteri tra le tre nazionalità che vi convivono: curdi, arabi e turkmeni. I curdi considerano il centro petrolifero come parte del Kurdistan e accusano il passato regime di Saddam Hussein di aver arabizzato la provincia cacciandone i curdi.

Al Monitor riferisce anche di una riunione nel nord-est della Siria, alla fine di giugno, di una Assemblea Costituente in cui è stata approvata la bozza della Costituzione del Sistema Federale Democratico della Rojava- Siria del Nord, che dovrebbe riunire le aree curde in Siria sul modello federativo svizzero. Viene sottolineato che ci si vuole allontanare dalla concezione dello Stato-nazione e il preambolo cita non solo i curdi, ma tutte le varie nazionalità e confessioni presenti nelle aree della costituenda federazione.

L’iniziativa curda ha riscosso molte critiche ed è stata accusata di voler dividere la Siria, ma si è fatto anche notare che i curdi hanno in qualche modo anticipato un esito che sembra difficilmente evitabile: la fine dello Stato siriano com’è ora. In questa evenienza, la forma federale potrebbe rappresentare la soluzione più conveniente a evitare ulteriori sanguinosi conflitti e una ancor più grave destabilizzazione dell’intera regione. Una soluzione che è già in nuce in Iraq e che potrebbe essere un traguardo, per quanto difficile, anche per la Turchia.

C’è da sperare che Stati Uniti ed Europa si rendano conto della gravità della situazione e intervengano in modo più capace di quanto fatto finora per la questione palestinese.



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