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GEO-POLITICA/ Le colpe dell'Europa nella guerra al terrorismo

Pubblicazione:lunedì 4 luglio 2016

LaPresse LaPresse

Guardate le vostre mani. Sì, sono sporche di sangue. E questo perché siete europei. Il sangue di chi è morto innocente all’aeroporto di Istanbul e poteva essere salvato se soltanto la smettessimo con il buonismo delle porte aperte e con la tolleranza verso una religione che ha l’intolleranza come fondamento. Già, perché nessun giornale o telegiornale vi ha detto che il capo cellula del massacro in Turchia non solo era un russo di origine cecena, ma che ha usufruito dello status di profugo in Austria, evitando per 13 anni la richiesta di estradizione della Russia che ne chiedeva il rimpatrio per processarlo per reati terroristici.

Si tratta di Ahmed Chataev e nel 2015 si è unito all’Isis per combattere in Siria. Stando a quanto dichiarato dal vice-capo del Comitato investigativo russo, Andrey Przhezdomsky, il nostro uomo aveva un ruolo di primo piano nell’addestramento di terroristi che poi avrebbero dovuto colpire in Russia ed Europa occidentale, mentre in Siria era a capo di un’unità costituita in principal modo da immigrati del zona nord del Caucaso. E la sua storia criminale non comincia da oggi, non è un auto-radicalizzato come direbbe Barack Obama, perché Chataev si unì ai secessionisti islamici tra il 1999 e il 2000, nel corso della seconda guerra cecena, dove perse un braccio in combattimento e già all’epoca era considerato un rappresentante di Dokka Umarov, il terrorista nemico pubblico della Russia, in Europa occidentale.

Già, perché per sottrarsi alle galere di Mosca, il nostro amico è volato in Europa dove ovviamente gli è stato garantito lo status di profugo, questo nonostante comparisse su una black list russa di ricercati fin dal 2003 per il supporto al terrorismo, il reclutamento di volontari e l’appartenenza a un gruppo estremista. Nello stesso anno, infatti, l’Austria gli ha offerto l’asilo politico, questo perché la nostra anima candida disse di essere stato torturato nelle prigioni russe e di essere perseguitato dalle autorità di Mosca. Ma non basta, perché nel 2008 fu arrestato con altri ceceni nella città svedese di Trelleborg, dove venne trovato in possesso di fucili d’assalto Kalashnikov, munizioni ed esplosivo nascosti nell’auto in cui viaggiavano. Per questo, scontò una pena di un anno in un carcere svedese. Ma già nel 2010 il nostro eroe fu arrestato in Ucraina e all’interno del suo telefonino furono trovati file contenenti tecniche di demolizione e foto di persone uccise in un’esplosione.

La Russia richiese l’estradizione per accuse legate a crimini terroristici, ma la Corte Europea per i diritti umani, gente che andrebbe mandata in miniera a vita, ordinò all’Ucraina di non consegnarlo alla Russia, con Amnesty International che diede vita a una campagna verso le autorità di Kiev affinché bloccassero l’estradizione, poiché Chataev «potrebbe dover affrontare un processo iniquo e potrebbe essere a rischio di tortura o altri trattamenti lesivi». Complimenti ad Amnesty, le loro mani grondano del sangue delle vittime di Istanbul.


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COMMENTI
04/07/2016 - Coraggioso (con un distinguo) (ALBERTO DELLISANTI)

Ecco la storia di Ahmed Chataev, russo-ceceno a capo del massacro di Istanbul. Dopo la guerra cecena visse tredici anni da rifugiato in Austria. Poi fu arrestato in Ucraina perché esperto di tecniche di demolizione e portatore di foto di persone ammazzate a mezzo di esplosioni. La Corte Europea dei Diritti Umani e Amnesty Internat. ottennero che Chataev (come fece l'Austria) non fosse consegnato alla Russia dove, si assicurava, lo avrebbero fatto fuori. Poi stette in Georgia (da terrorista in carcere) prima di recarsi in Siria nel 2015, a scalare le gerarchie dell'ISIS. Bottarelli scrive il suo articolo prezioso, coraggioso, assai raro nel panorama italiano dei media(chissà nel resto d'Europa e USA... sarà altrettanto...). L'autore dà anche conto dell'alto tasso di immigrazione in Austria, che genera la già forte maggioranza relativa di musulmani nelle scuole austriache, portando alle antenne ormai alzate del popolo. Ma voglia Bottarelli evitare frasi infelici come le palle di Putin (e il resto), zucchero per le orecchie di classi dirigenti occidentali, quelle anti russe per definizione.

 
04/07/2016 - Non c'è solo questo male. (Massimo Vignati)

Caro Bottarelli, apprezzo lo sfogo, come già Oriana Fallaci anni fa. Io sono volontario in un carcere, incontro persone per le quali è fin troppo facile dire che non ci sarà rieducazione possibile, ma ho anche letto che ci sono stati 24.000 innocenti finiti in carcere negli ultimi anni. Pensa se si fosse trattato di tua madre, tua sorella, un amico! La tua reazione ha una logica, ma troppo simile a quella che potrei avere davanti ad una bella donna poco vestita, ad un’aragosta splendidamente adagiata su un piatto, a …… qualunque cosa attizzi i miei vari istinti, tra cui quello della vendetta. Drammaticamente questo ha poco a che spartire con la realtà di Cristo vivo, presente, misericordioso che il Papa ci sta trasmettendo. Nel male di Dacca entrano anche le migliaia di morti nel resto del mondo, ma non sono occidentali e questo ci scandalizza di meno. Molte volte, però, hanno origine in decisioni prese da noi occidentali, politici o mercanti d’armi che siano. Cosa c’entra tutto questo con Cristo? Sabato, in carcere, di fronte ad un gruppo di detenuti sulla cui sincerità posso nutrire molti dubbi, dicevo che la domanda di Cristo “E voi, chi dite che io sia?” vale anche per me. E da questa risposta, con fatica, tanta fatica, dipende il mio giudizio razionale sul male del mondo.