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ISIS E TURCHIA/ Ecco perché Erdogan ha scoperto i terroristi solo adesso

Pubblicazione:lunedì 4 luglio 2016

Istanbul, i funerali delle vittime dell'aeroporto (LaPresse) Istanbul, i funerali delle vittime dell'aeroporto (LaPresse)

Il sostegno dato da Ankara allo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e che continua a dare ad al Nusra (al Qaeda in Siria) e al gruppo Aharar al-Asham, è ormai un segreto di pulcinella che solo gli alleati della Nato e gli stati europei fingono di non sapere. L'Isil ha potuto sempre contare sulla vendita di petrolio ed il sostegno logistico in territorio turco. L'impunità data da una legislazione che non considera terroristi chi compie attività terroristica al di fuori del territorio turco ha permesso la libera circolazione dei criminali: gli stessi attentatori dell'aeroporto Ataturk, potrebbero essere passati anche altre volte per lo stesso scalo tramite la consueta rotta Tirana-Istanbul-Antiochia, senza alcun problema.
L'approccio europeo al problema è cambiato solo dopo che Isil ha colpito Parigi. Ma non subito. Per più di un anno, la coalizione internazionale contro Isis, ha proceduto con il "freno a mano tirato": per non facilitare Assad, ha continuato ad usufruire degli utili servigi delle varie sigle jihadiste per realizzare i propri progetti geopolitici di divisione del medio oriente. Da parte sua, la Turchia, ha capitalizzato la sua partecipazione alla campagna antiterrorismo, unicamente in funzione anticurda.
Fino all'intervento russo, la coalizione anti-Isil ha messo in atto un'operazione di facciata: il suo compito (a giudicare dell'avanzamento compiuto a quell'epoca dall'Isil verso l'Iran), non è stato quello di tagliare le reti di trasporto terrestre del califfato ma di far collassare Damasco, ostacolando le sue vie rifornimento tra Iran e l'Iraq.
La pressione su Isil è stata minima: basti pensare che durante la campagna della coalizione formata da 60 nazioni, gli attacchi aerei contro Isil non hanno mai superato 15 al giorno. Di queste missioni solo una su quattro, si traduceva in un attacco. 
Il mutamento politico di Erdogan verso Isil è stato ancora più tardivo. Per anni la maggior parte dei jihadisti in ingresso in Siria provenienti da Kosovo, Macedonia e Bosnia-Erzegovina sono andati a combattere in Siria attraverso la Turchia tramite l'aiuto concreto dei servizi segreti turchi (Mit). I terroristi, una volta arrivati ad Ankara, transitavano prima nel quartiere Fatih di Istanbul. Qui un ufficio non ufficiale forniva loro aiuto per attraversare il confine con la Siria ed una paga iniziale di 400 dollari. L'aiuto non era solo limitato ai lasciapassare: secondo un procuratore turco (che ha pagato a sue spese con l'accusa di "spionaggio" l'aver denunciato le forniture turche ad Isil), più di 2mila carichi di armi sono transitati all'aeroporto di Esenboga di Ankara, quindi sono stati regolarmente scortati dal Mit e consegnati allo stato islamico attraverso la frontiera turco-siriana. Ai jihadisti feriti era assicurata anche assistenza sanitaria nell'ospedale di Hatay.


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