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LONDRA ANNO ZERO/ Dopo le teste tagliate da Brexit, prima mossa ai Tory: Gove contro le due "quote rosa"

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Questa crisi non sta risparmiando nessun partito a Westminster. Ieri c’è stata un’altra defezione illustre, quella di Nigel Farage, il leader del partito indipendentista Ukip che ha fatto di Brexit il suo principale obiettivo politico. Farage ha detto che vuole farsi da parte perchè ha raggiunto la sua ambizione politica con il voto a favore di Brexit. Inoltre, ora che la Gran Bretagna lascerà l’Europa, vuole riprendersi la sua vita. Così nel giro di pochi giorni tre partiti, Tory, Labour e Ukip, si sono trovati profondamente divisi e senza leadership. L’ultima cosa di cui il Paese aveva bisogno era una crisi politica. Il conto che il Regno Unito dovrà pagare sarà salato perchè su questa incertezza politica si innesterà la crisi economica del futuro. Perchè attualmente poco o nulla è cambiato nell’economia britannica, a parte la perdita di valore della sterlina.

La grande volatilità sui mercati finanziari è un’anticipazione della crisi economica che potrebbe arrivare. È l’espressione dei timori degli investitori, esacerbati dall’incertezza. Le dimissioni di due su tre (Johnson, Farage e Gove) pezzi da novanta del fronte Leave hanno il sapore di un tradimento per coloro che hanno votato Brexit. Si ha l’impressione che ora non vogliano sporcarsi le mani e preferiscano lasciare il lavoro ad altri. Se Theresa May sarà la più votata e otterrà la leadership del partito conservatore, ci troveremo nella paradossale situazione in cui il primo ministro, la persona che dovrà condurre i negoziati con Bruxelles per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, viene dal fronte che si è battuto per restare.



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