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Esteri

ISRAELE E PALESTINA/ A Gaza si "nasconde" la svolta. Sotto l'ala di Erdogan

Gaza, studenti palestinesi in addestramento (LaPresse)Gaza, studenti palestinesi in addestramento (LaPresse)

Ciò che è essenziale per Israele, qualunque sia il suo governo, è poter continuare ad esistere entro confini il più possibile sicuri. In questo senso, Hamas non è un pericolo mortale, come viene invece considerato l'Iran degli ayatollah, altro regime confessionale e nemico anche della Turchia. Per quanto difficile da realizzare, non è impensabile un "protettorato" turco su una Striscia di Gaza indipendente, che lasci al potere Hamas in cambio di un'accettazione dell'esistenza di Israele e una cessazione del blocco israeliano. Hamas è ben cosciente che la popolazione della Striscia comincia ad essere insofferente della pesante situazione in cui vive e, se ben gestita, questa soluzione potrebbe essere presentata come una vittoria di Hamas stessa. Utilizzando una volta tanto il petrolio come causa di pace e non di guerra, Gaza potrebbe essere coinvolta, con la Turchia, nello sfruttamento dei giacimenti israeliani, di cui peraltro reclama già la proprietà.

Per quanto riguarda la Cisgiordania, è già stata avanzata un'ipotesi, altrettanto difficile ma non irrealizzabile, di cui si è già parlato in un precedente articolo. E' la proposta di Sari Nusseibeh, un professore universitario palestinese, che prevede la confederazione della Cisgiordania palestinese con il contiguo Regno di Giordania. Anche in questo caso, l'ostacolo principale rimane il destino di Gerusalemme Est, che dovrebbe tornare ai palestinesi. Si può solo sperare che dove non sono riusciti i governi laici riescano quelli confessionali.

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