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Esteri

STRAGE DI DALLAS/ Bianchi contro neri, quando muore un Sogno tutto può succedere

I resti della sparatoria a Dallas (LaPresse)I resti della sparatoria a Dallas (LaPresse)

Qualcuno può pensare che la fine di una certa arroganza americana sia positiva. Ma ne nasce una profonda crisi della coscienza nazionale. Del resto, la certezza del primato degli Stati Uniti era già stata erosa negli anni precedenti attraverso la concatenazione di tre eventi successivi. Anzitutto l'11 settembre ha fatto perdere all'America la sicurezza di essere inattaccabile sul suo suolo, che pure aveva resistito alla seconda guerra mondiale, per non parlare della perdita di fiducia negli apparati di sicurezza interni, anche a prescindere dalle diffuse ipotesi complottiste. Secondo: la crisi economica del 2008 ha distrutto la fiducia secondo cui i meccanismi messi in piedi dopo la crisi del 1929 assicuravano in modo certo che quella crisi non potesse ripetersi. Terzo: una serie di clamorosi rovesci diplomatici, dal Venezuela alla Libia. Nel 2016 è poi successo qualche cosa che sarebbe stato impensabile sotto qualunque altro presidente: Obama ha accettato di cedere il controllo dell'Icann, cioè le chiavi di Internet per tutto il mondo, dal governo degli Stati Uniti (che le ha tenute finora) a un'autorità internazionale.
Chi passa del tempo negli Stati Uniti percepisce quasi fisicamente questa crisi della coscienza americana e questa mancanza di fiducia, su cui del resto si gioca tutta la campagna elettorale — fra Trump che promette di fare di nuovo grandi gli Stati Uniti e la Clinton che assicura competenza laddove c'è stato, soprattutto nel secondo quadriennio di Obama, dilettantismo a tutti i livelli —, anche se comunque finisca il quadro non sembra destinato a migliorare.
Certamente ci sono degli attori non governativi che possono in qualche modo sostituirsi al governo degli Stati Uniti. Abbiamo visto diverse volte Obama convocare i vertici di Apple, Microsoft, Google, Facebook e Amazon e farsi sostanzialmente dettare la linea da loro, anche con rovesciamenti spettacolari rispetto a progetti (per esempio in materia di brevetti) che aveva annunciato in precedenza. Questo è uno degli sviluppi più inquietanti: non conta chi sia il presidente, queste cinque aziende da sole sono in grado se vogliono di fermare il mondo. Forse non assistiamo alla fine dell'egemonia degli Stati Uniti ma alla sua privatizzazione, con il passaggio dal governo a un pool di aziende private che hanno fatturati superiori a quelli di molti Stati europei. Tuttavia, mentre nel potere dei loro governi gli americani avevano abbastanza fiducia, in quello delle aziende ne hanno molto meno, e dal momento che è la mancanza di fiducia che causa le crisi politiche ed economiche la situazione attuale non è sorprendente.
Se viene meno la narrativa nazionale, risorge anche il problema razziale e l'odio tra bianchi e neri, o più esattamente fra bianchi poveri — i cosiddetti "white trash", "rifiuti bianchi" — e afro-americani poveri, perché quelli ricchi siedono negli stessi salotti buoni della politica e negli stessi consigli di amministrazione.