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CAOS LIBIA/ Sarà il petrolio a decidere la partita Serraj-Haftar

Pubblicazione:giovedì 11 agosto 2016

Guerra in Libia (LaPresse) Guerra in Libia (LaPresse)

Ce ne sono per lo meno due, ma ci sono anche una serie di poteri territoriali, città-Stato, milizie e tribù che in taluni casi non si riconoscono in nessuno dei due "governi". Da questo punto di vista solo con un processo "bottom up", dal basso verso l'alto, sarà possibile tentare un dialogo reale tra i vari centri di potere.

Con quale obiettivo?
Se tale indirizzo venisse utilizzato per coinvolgere in maniera più incisiva tutte le istanze, comprese quelle dell'est, si potrebbe rafforzare una "rete" capace di bypassare — o isolare — Haftar, allargando il consenso alla Camera dei rappresentanti di Tobruk, tutelando coloro che hanno fin qui dimostrato apertura alle istanze unitarie ed isolando le fazioni separatiste. La domanda però è sempre la stessa: è davvero questo l'interesse degli attori che a vario titolo stanno giocando sullo scacchiere libico?

Ieri è stata diffusa una dichiarazione congiunta sulla Libia dei governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, in cui i paesi citati auspicano la salvaguardia delle infrastrutture energetiche libiche e il trasferimento del loro controllo"alle legittime autorità nazionali". Perché?
Il terminal di Zuetina, controllato dalle Guardie petrolifere vicine al governo unitario, è stato teatro negli ultimi giorni degli scontri tra le fazioni armate rivali nel Paese. La preoccupazione delle potenze firmatarie è più che legittima. La stabilità del Paese potrà essere conseguita in via prioritaria con la ripresa economica e questa passa anche e soprattutto attraverso la ripresa della produzione di petrolio, che era di 1,5 milioni di barili al giorno nel 2010 ed oggi è crollata a un quinto. Serraj ha affermato di poterla portare in tempi rapidi a 900mila barili. Previsione forse troppo ottimistica, ma da cui dipende la tenuta del suo governo ma soprattutto le sorti del paese.

(Federico Ferraù)



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