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Esteri

GEO-POLITICA/ Così l'Italia si trova in mezzo alla "grande strumentalizzazione"

Hillary Clinton (Lapresse)Hillary Clinton (Lapresse)

No, è che serve la grancassa mediatica per permettere che l'Onu forzi la mano e ottenga le sue 48 ore di tregua, in modo da far riorganizzare i "ribelli moderati" della Clinton e, magari, far sparire documentazione e prove compromettenti prima che le città assediate tornino sotto il controllo di Assad. Funziona così da sempre. 

D'altronde, viviamo nel Paese dove assistiamo a un'invasione nemmeno troppo mascherata, ma che vede un baluardo di resistenza in Capalbio, il borgo radical-chic che sta facendo le barricate per opporsi all'arrivo di 50 migranti: va bene l'antirazzismo, va bene l'antifascismo, va bene l'integrazione, ma questa gente mentre sono in vacanza in villa a rileggermi Marx è davvero troppo. Patetici. E anche un po' infami, perché il loro diritto alla sicurezza e alla quiete non lo concedono anche a chi abita nelle periferie di Milano o Roma, lo rivendicano solo per loro, salvo tacciare gli altri di razzismo. Occorre soppesare ogni singola parola in questo momento storico, perché bufale e strumentalizzazioni sono all'ordine del giorno. 

E non c'è da stupirsi, c'è in gioco un equilibrio storico: la Russia, infatti, da domenica fa partire raid anti-Isis da una base aerea iraniana, sempre nuove alleanze sembrano stringersi, mentre il fronte opposto non sa come reagire. Se le notizie che circolano sono confermate, a giorni la candidatura di Hillary Clinton potrebbe subire un colpo mortale da nuovi documenti che Wikileaks sarebbe pronta a pubblicare e che proverebbero il coinvolgimento del Dipartimento di Stato da lei guidato con la nascita dell'Isis. A quel punto, l'America sarebbe in mano a Trump in un voto no-contest, ma state tranquilli, interverrà Obama e il tycoon non diverrà mai presidente. D'altronde lo si sta già vedendo: Trump, che di suo non è certo una cima, sta auto-affondandosi, spara provocazioni una dopo l'altra quasi volesse accelerare il processo di eliminazione. Non a caso, ha già aperto all'ipotesi della sconfitta, dicendo che in quel caso si prenderebbe una lunga vacanza. 

Guarda caso, l'ultimo focolaio di violenza razziale è scoppiato a Milwaukee, città un tempo conosciuta solo per essere l'ambientazione di Happy Days e che oggi, invece, è governata da un sindaco dichiaratamente pro-Trump. A uccidere l'afro-americano, armato e pericoloso, è stato un altro afro-americano, in questo caso poliziotto, ma questo non è servito a calmare gli animi, anzi: la violenza prosegue, così come prosegue la campagna anti-Trump dopo l'omicidio di un imam a New York, definito dalla comunità islamica della Grande Mela, «il frutto delle parole di odio di Donald Trump». A ucciderlo, però, è stato un ispanico. 

Siamo in piena emergenza, non a caso il sindaco di Milwaukee ha chiesto l'intervento della Guardia Nazionale. E sapete qual è l'unico caso previsto dalla Costituzione americana perché un presidente possa compiere un terzo mandato? La proclamazione dello stato di emergenza e della legge marziale. Non manca molto, non vi pare? Se per caso arrivasse un attentato terroristico, sarebbe quasi un epilogo automatico e benvenuto dalla gente sempre più insicura e spaventata. È sempre il solito schema che si ripete, cambiano solo attori e scenografie. Voi non fatevi abbindolare, mi raccomando. 

Anche perché, a livello interno, la grande strumentalizzazione partirà a settembre, quando si entrerà nel vivo per il referendum costituzionale. Preparatevi a fuochi d'artificio e fango nei ventilatori, perché quella battaglia il governo non può permettersi di perderla. Pena, il loro addio. E l'arrivo ufficiale della Troika, perché i conti sono a pezzi e il Pil da barzelletta. Se vorremo flessibilità, come già invoca Padoan e deroghe sul bail-in, allora addio sovranità residua. Lo ha detto chiaramente, in un'intervista di qualche giorno fa su Il Corriere della Sera, il buon Jens Weidmann, capo di Bundesbank. Praticamente, il padrone del vapore. 

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