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Esteri

SCENARI/ Cosa porta la pace tra Turchia e Israele ai danni di Gaza?

Benjamin Netanyahu (LaPresse)Benjamin Netanyahu (LaPresse)

Israele, infatti, non ha ceduto rispetto alla persistenza del blocco navale, ed ha solo concesso ai pescatori provenienti da Gaza di andare, a sua discrezione, oltre le tre miglia dalla costa. La permanenza del blocco navale e di quello terrestre, rafforzato dalla chiusura del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto,  rimangono dunque tra i capisaldi della "strategia" militare e politica di Israele e — si deve aggiungere — anche dell'Egitto guidato dal presidente Abdel Fattah al Sisi.
Quali siano le pericolose conseguenze di queste scelte sugli instabili equilibri mediorientali, questo sembra sfuggire ai politici e agli analisti israeliani, egiziani e di molti paesi occidentali. Assai meno sfuggono al segretario di quella Organizzazione che poi viene  chiamata a fronteggiare le crisi umanitarie conseguenze dei conflitti (solo a Gaza ben tre nell'ultimo decennio 2008, 2012 e luglio 2014). Affermava il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, in visita a Gaza, nel giugno scorso: "Dobbiamo parlare apertamente delle  inammissibili privazioni a cui deve far fronte la gente di Gaza alla luce dell'umiliazione, dell'occupazione e dell'assedio, così come della divisione tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania".  
Gaza, Gerusalemme e Cisgiordania, tuttavia, sono ora catalogati come luoghi di "conflitto a bassa intensità" e quindi derubricati dall'attenzione internazionale, con qualche sporadico sussulto, come quello recente della diplomazia francese che ha subito infastidito Natanyahu. Il grande e tragico mosaico del conflitto siriano assorbe invece, ora, l'attenzione preminente. Anche su questo terreno, oltre quello di Gaza, Netanyahu ha misurato le scelte dei governanti turchi. Erdogan è stato sin dall'inizio della guerra civile siriana nel marzo 2011 intransigente avversario del presidente siriano Bashar al Assad. Per relazioni connesse, si è opposto al sostegno politico e militare dell'Iran al leader di Damasco e all'invadenza delle  milizie sciite libanesi degli Hezbollah, vero braccio armato dell'Iran, a sostegno di Bashar al Assad. Ce n'è a sufficienza per Netanyahu per guardare al presidente turco come un alleato di fatto nella sua strategia per contenere e colpire se possibile il regime iraniano. Un regime che aveva firmato con Barack Obama un'intesa sul nucleare nella speranza di un sollecito ritorno economico e commerciale dall'apertura dei mercati internazionali. Le sanzioni economiche a suo tempo imposte all'Iran, invece, sono state rimosse in minima parte. Una scelta politica internazionale carica di possibili gravi conseguenze.

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COMMENTI
17/08/2016 - Questa pace non danneggia un popolo ma un regime (Giuseppe Crippa)

Hamas, il regime da qualche anno egemone nella striscia di Gaza (dalla quale ora scava tunnel per introdurre in Israele guerriglieri come quei tredici che sono stati intercettati ad un chilometro dal kibbutz di Sufa, nel Neghev occidentale il 17 luglio scorso) si è recentemente riavvicinato all’Iran, sciita, storico nemico di Israele e non certo affine alla Turchia sunnita di Ergogan. Non è dunque contro i palestinesi di Gaza che si rivolge la pace tra Turchia e Israele, ma contro Hamas ed il suo sponsor, l’Iran.