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SIRIA/ Russia-Iran, il patto che cambia i conti degli Usa

Pubblicazione:giovedì 18 agosto 2016

LaPresse LaPresse

I bombardamenti di aerei russi provenienti dall'Iran sembrano destinati a essere un elemento "normale" nella strategia della Russia in Siria. Lo scalo nella base vicino a Hamadan, infatti, consente ai bombardieri a lungo raggio Tupolev un maggior carico di bombe, e quindi un maggior potere distruttivo rispetto alla situazione precedente, quando gli aerei partivano dalle basi nel sud della Russia. L'Iran si è affrettato a dire che non si tratta di una base permanente concessa alla Russia, ma della semplice autorizzazione allo scalo e al rifornimento di carburante e bombe.
Accanto alla maggiore efficacia dei bombardamenti e alla possibilità di una migliore coordinazione con gli attacchi provenienti dalla base russa in Siria, particolarmente notevoli sono i risvolti politici. Sia da parte russa che iraniana si è sottolineata la volontà di approfondire sempre di più la collaborazione tra i due Paesi e di condurre insieme una lotta decisiva contro tutti i gruppi terroristici, cioè non solo contro l'Isis. Viene formalizzata così quella che finora era un'alleanza sul campo tra Russia e Iran e il protetto regime di Assad, estesa fino agli Hezbollah libanesi: la cosiddetta "mezzaluna sciita", che ha ora un preciso sponsor nella Russia. Peraltro, secondo l'agenzia di Stato cinese, Xinhua, ora il regime siriano può contare anche su un altro sponsor, la Cina, molto interessata a sviluppare le relazioni con la Siria, con iniziative umanitarie e anche di addestramento militare.
Questi sviluppi non possono non porre qualche grave problema agli Stati Uniti e Mosca sembra esserne cosciente, vista la cautela con cui si sta muovendo, se non militarmente, a livello diplomatico. Secondo quanto dichiarato da un portavoce del Pentagono, i russi hanno avvertito la coalizione a guida americana dei loro prossimi attacchi, a ridosso degli stessi ma con un anticipo sufficiente per evitare incidenti con gli aerei della coalizione. Inoltre, il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu, ha affermato che sono in corso positive discussioni con gli Usa per un piano congiunto che porti finalmente la pace in Siria.
Le reazioni americane in proposito sono state molto caute, comprensibilmente, perché appare ormai chiaro come chi conduce il gioco sia Putin e come la politica di Obama nella regione si sia definitivamente dimostrata non più proseguibile. Pur nella persistente e accentuata differenziazione di interessi e nella complessità delle relazioni, a volte indecifrabile, si sta delineando un allineamento tra gli sciiti guidati dall'Iran, la Russia (e sullo sfondo la Cina) e un già alleato degli Usa come la Turchia, che potrebbe estendersi in qualche modo anche a Israele, sempre più isolato. Anche Erdogan deve uscire dall'isolamento in cui si trova attualmente e ciò giustifica la riappacificazione sia con la Russia che con Israele. Più difficile il raccordo con l'Iran, nemico acerrimo di Israele e diviso dalla Turchia dalla contrapposizione sciiti/sunniti. 


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