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SCENARI/ Cosa succede se Putin “accetta” la mano tesa di Erdogan?

Pubblicazione:martedì 2 agosto 2016

Recep Tayyip Erdogan (Lapresse) Recep Tayyip Erdogan (Lapresse)

C’è poi la Libia in cui, più o meno informalmente, la Russia sostiene il generale Haftar mentre la Turchia è apertamente schierata con le fazioni islamiste di Tripoli, ancora importanti nel Paese nonostante l’insediamento del Gna di Serraj. Qui un riallineamento con Mosca, seppure difficilmente, potrebbe avvicinare Erdogan a Tobruk, potrebbe però creare qualche scossone alla soluzione unitaria prospettata in sede Onu.
Infine, il possibile asse con Putin potrebbe fungere da cerniera per un riavvicinamento turco all’Egitto. Se, infatti, tra il regime di al Sisi e la Turchia di Erdogan non è mai corso buon sangue, a causa del sostegno alla Fratellanza musulmana di Morsi da parte del leader turco, un rinnovato asse con Mosca - molto vicina al generale - potrebbe spingere per un cauto riavvicinamento. Non a caso il 28 giugno il premier turco Binali Yildirim, durante un programma televisivo, ha dichiarato che la normalizzazione dei rapporti tra Turchia ed Egitto è possibile.

Fantapolitica o possibile realtà? Difficile rispondere a questa domanda. Molto dipenderà da quanto gli Usa decideranno di rischiare, visto che, tra le altre cose, in Turchia c’è il più importante arsenale Nato nello scacchiere mediorientale - e ben 24 basi - e molto dipenderà anche dal ruolo che l’Unione europea deciderà di giocare in questa partita, per ora a due. In un momento in cui la politica estera americana è pressoché spettatrice degli eventi internazionali, in attesa dell’elezione del suo nuovo presidente, potrebbe essere auspicabile un’Europa unita, capace di parlare con una sola voce e magari pronta a dialogare in maniera seria e costruttiva con la Russia. Sarebbe non solo un modo per evitare di perdere la cerniera turca, ma anche e soprattutto per provare seriamente a risolvere le sfide che giungono dalla nostra sponda sud.



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