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ELEZIONI USA 2016 / Donald Trump chiede scusa agli americani e Paul Manafort si dimette: ecco cosa aspettarsi (oggi, 20 agosto 2016)

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Donald Trump (Foto:Lapresse)  Donald Trump (Foto:Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, DONAL TRUMP CHIEDE SCUSA AGLI AMERICANI E PAUL MANAFORT SI DIMETTE: COSA CAMBIA DA OGGI (20 AGOSTO 2016) - La svolta che gli osservatori politici appassionati di Elezioni Usa 2016 stavano aspettando da tempo è finalmente arrivata: Donald Trump ha cambiato strategia. Per comprendere nei dettagli cosa sta accadendo oltreoceano bisogna andare indietro di qualche giorno, quando Trump ha annunciato di avere modificato la composizione dello staff della propria campagna elettorale. Ad essere inseriti nel team di The Donald, come riportato da Il Post, sono stati Stephen Bannon, presidente di breitbart.com, sito di news con posizioni dichiaratamente di estrema destra e da sempre anti-establishment, e Kellyanne Conway, una sondaggista che da diversi anni mette a disposizione del Partito Repubblicano le proprie competenze. Nello specifico Stephen Bannon ha assunto il ruolo di amministratore delegato della campagna di Trump, ovvero sarà l'uomo che concorderà con il candidato non soltanto la linea politica ma anche lo stile comunicativo da tenere; la Conway invece è stata designata campaign manager, ovvero è colei che deve occuparsi materialmente dell'organizzazione generale della campagna di Trump. Questo cambio ai vertici, ha di fatto depotenziato, costringendolo alle dimissioni, Paul Manafort, già capo della campagna elettorale di The Donald di cui avevamo parlato alcuni giorni fa per la sua sospetta vicinanza a Viktor Janukovyc, ex presidente dell'Ucraina molto legato a Vladimir Putin. Sebbene lo scossone nello staff già sembrasse anticipare un cambio di rotta nella linea politica di Trump, resasi ormai necessaria per arrestare l'emorragia di voti dal partito che in queste ultime settimane ha fatto sì che Hillary Clinton aumentasse esponenzialmente il suo vantaggio nei sondaggi, le prime dichiarazioni di Bannon avevano fatto credere che se svolta doveva essere, sarebbe stata per "eccesso". Bannon infatti si era detto convinto che il calo di Trump nei sondaggi fosse dettato dal suo tentativo di essere un candidato più misurato e meno spontaneo, più negli schemi del partito Repubblicano ma meno efficace fra gli elettori. Ci saremmo aspettati, dunque, un'accelerazione ulteriore nell'ormai ben noto stile Trump: attacchi violenti, battute sarcastiche e proposte spesso dense di una buona dose di demagogia. E invece? Invece è successo che nell'ultimo comizio tenuto a Charlotte, in North Carolina, Trump ha chiesto scusa agli americani per alcune sue frasi controverse. Non è entrato nello specifico, non ha chiarito quali fossero i commenti ai quali si riferiva, ma ha detto che a volte nella foga del dibattito "non sempre si scelgono le giuste parole o si dicono le cose giuste. Io ho fatto questo". Dal pubblico inizialmente qualcuno ha pensato che Trump stesse scherzando e il sorriso sul suo volto autorizzava a pensarlo, tant'è che alcuni suoi sostenitori hanno accennato una risata. Trump, però, si è fatto più serio e ha proseguito:"Che ci crediate o no, mi dispiace", sottolineando che in particolare gli rincresceva di avere eventualmente procurato sofferenza personale a qualcuno. Molti osservatori in questa frase hanno ravvisato un riferimento allo scontro verbale con i genitori di Humayun Khan, il soldato americano di religione musulmana morto in Iraq per salvare i suoi commilitoni da un attentato kamikaze, ma la portavoce della campagna elettorale di Hillary Clinton, Christina Reynolds, ha sminuito la portata delle dichiarazioni di Trump ribadendo che fino a quando non indicherà di quali dei suoi commenti offensivi si rammarica, quella di Charlotte rimarrà soltanto "una frase ben scritta". Nel suo intervento in North Carolina, Trump ha sostenuto che spesso i suoi errori sono derivati dal fatto di non essere un politico di professione, che l'essere politicamente corretto non gli interessa, perché fa perdere troppo tempo e ci sono altre questioni troppo importanti di cui occuparsi, ma rivolgendosi agli  americani ha promesso che su una cosa possono stare tranquilli:"Vi dirò sempre la verità". Le scuse di Trump sono una delle cose più sorprendenti di questa campagna elettorale per le presidenziali Usa di novembre, soprattutto se consideriamo, come riporta Politico, che l'imprenditore newyorchese in alcune interviste aveva dichiarato che scusarsi per lui era "molto difficile" e che era passato "troppo tempo" dall'ultima volta che lo aveva fatto per potersene ricordare. A dare una mano a Trump in questo arduo compito è stato un gobbo elettronico, segno evidente che la nuova linea politica è stata concordata con il suo staff e non si è trattato di un'alzata d'ingegno nata sul momento. A questo indizio, come riporta Usa Today, bisogna poi aggiungere il fatto che nell'ultima settimana Trump ha già utilizzato il gobbo in tre occasioni, quando nei mesi scorsi l'aveva adoperato soltanto un paio di volte per tenere degli importanti discorsi di economia e di politica estera. Tutto dunque lascia presagire che Trump abbia accettato di essere un candidato più tradizionale e che abbia capito che per rimontare lo svantaggio da Hillary c'è bisogno, qualche volta, di tenere a freno la lingua. Per le scintille, insomma, non resta che attendere i dibatti televisivi: il primo è previsto per il 26 settembre alla Hofstra University di Long Island e, a detta del New York Times, Trump starebbe allenandosi per l'occasione sfruttando la consulenza di Roger Ailes, già presidente della Fox News, silurato lo scorso mese dall'emittente che aveva contribuito a fondare per alcune accuse di molestie sessuali. Sebbene Trump abbia smentito la faccenda, escludendo un ruolo da allenatore di Ailes, sono in molti a credere che l'esperienza del 76enne potrebbe costituire un jolly importante per The Donald, soprattutto in considerazione del fatto che uno dei tre dibattiti previsti con  Hillary sarà moderato proprio da un giornalista della Fox News. Tanti segnali indicano che Trump abbia davvero intenzione di darsi una regolata: ma la consapevolezza di dover cambiare per puntare al successo basterà a convincere Donald Trump ad essere "meno" Donald Trump? (Dario D'Angelo)



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