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GEO-POLITICA/ Usa-Russia, lo scontro in Libia che può far male all'Italia

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Il governo di Fayez al-Sarraj gli ha infatti sottratto legittimazione con l’offensiva contro l’Isis e l’appoggio dei cacciabombardieri americani e ora l’uomo forte di Tobruk, dopo aver offerto appoggio alle potenze occidentali ed essersi sentito rispondere picche, cambia strategia. Il primo luglio è andato a Mosca per una visita non ufficiale: alcune foto pubblicate dal giornale libico Alwasat alcuni giorni fa lo hanno immortalato con il ministro della Difesa, Sergei Shigou, con il viceministro degli Esteri, Igor Morgulov e infine con il consigliere personale di Putin, Nikolai Patrushev. Rischiamo una Libia spaccata non solo in due, ma sotto due sfere di influenza geopolitica differenti a antitetiche: governo di Fayez al-Sarraj con americani e britannici e quello di Haftar con russi e turchi, vista la nuova liaison tra Ankara e Mosca. Di fatto, un’altra guerra proxy, un altro conflitto per anteposta persona tra Usa e Russia.

Da che parte sta l’Italia? Perché un domani che queste alleanze dovessero cristallizzarsi, i flussi di migranti potrebbero essere usati come arma di pressione sui Paesi alleati del nemico. Quali? Se Erdogan gioca duro, aprirà i confini con Grecia e Bulgaria. Ma se in Libia qualcuno vuole destabilizzare, i flussi saranno tutti nostri via Mediterraneo. E con le frontiere a Nord del nostro Paese sigillate. Quindi, prima di parlare di dovere dell’accoglienza, cerchiamo di guardare al quadro più ampio. Perché in questa fase storica ci sono presunti “doveri” che non possiamo più permetterci. 

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