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Esteri

GEO-POLITICA/ Usa-Russia, lo scontro in Libia che può far male all'Italia

La Libia è sempre più spaccata in due e Russia e Usa potrebbero essere opposte anche su questo terreno. Per l’Italia sarebbe un grosso problema, spiega MAURO BOTTARELLI

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Le parole di Matteo Salvini nei confronti del presidente Mattarella, dopo l’intervento di quest’ultimo al Meeting di Rimini, sono state sgradevoli ed eccessive, come spesso accade quando parla il leader leghista. Attenzione, però, a non cascare nella trappola boldriniana di puntare all’isolamento del numero uno del Carroccio o, peggio, di relegarlo a caricatura politica: esprime male disagi veri e fingere che non esistano è molto pericoloso. Trovo infatti altrettanto sgradevoli, in tema di immigrazione, i due ricorsi al Tar fatti dai residenti chic di Capalbio, saliti sulle barricate per evitare l’arrivo nel paradiso della sinistra al caviale di 50 migranti. Perché è accettabile questo doppiopesismo? Perché non si strilla al razzismo, mentre se a compiere il medesimo atto fossero cittadini di Cesano Boscone il pubblico ludibrio sarebbe dietro l’angolo? Non esiste il diritto a non voler convivere? Posso volere che la mia città non si trasformi nel parco antistante la stazione di Como o nella frontiera di Ventimiglia? Io lo ritengo un diritto sacrosanto.

Non esiste al mondo l’obbligo all’accoglienza, mi spiace per il presidente Mattarella. Nel nostro Paese stiamo ospitando a spese dei contribuenti persone che arrivano principalmente da Nigeria, Eritrea, Gambia, Maghreb: non sono profughi, sono clandestini. E tutti i Paesi europei con i clandestini sono drastici: o li bloccano o, se riescono a entrare, vengono espulsi. La progressista Spagna di Zapatero costruì un muro a Medilla e la guardia costiera iberica spara sui barconi: è cronaca. Voglio che si spari sugli immigrati in mezzo al mare? Assolutamente no, voglio che non partano. Certo, era più facile quando c’erano Saddam Hussein, Gheddafi e Mubarak, leader con cui si potevano fare accordi: ora con chi parliamo? In Libia ci sono due governi che non parlano tra loro, l’Egitto ce lo siamo quasi giocato per chiedere verità su Giulio Regeni, quando fin dall’inizio vi avevo detto che le domande andavano fatte a Londra, non al Cairo (ci è arrivato anche Matteo Renzi a capirlo, dopo l’incontro con Theresa May, cosa incredibile) e l’Iraq è nel caos. Fateci caso: le stesse anime belle che brindavano alla primavere arabe finanziate da Soros e Dipartimento di Stato Usa, ora sono i più convinti fautori dell’immigrazione di massa e dell’obbligo all’accoglienza. Gli stessi che pontificano però da Capalbio, dove i “negri” non li vogliono, però.

Il presidente Mattarella è un galantuomo e in cuor suo sa che se non si pongono dei limiti molto seri e stringenti a certi fenomeni, questi rischiano di sfuggire di mano, con conseguenze decisamente gravi. Vi faccio un esempio, capitato proprio venerdì, poco dopo l’inaugurazione del Meeting. All’aeroporto internazionale di Istanbul sono comparsi cartelli con questa scritta, testuale: «Non andate in Svezia, è il paese degli stupri, il paese col più alto tasso di stupri al mondo». Non è uno scherzo, è successo davvero. E se la motivazione che ha spinto le autorità turche a compiere questo gesto va ricercata nelle accuse lanciate dal ministro degli Esteri svedese, socialdemocratica e femminista, Margot Wallstroem, contro la Corte costituzionale turca per aver abolito la punibilità penale di atti sessuali con minori di 15 anni, esiste una triste realtà di fondo: ciò che hanno scritto i turchi, è vero. Guardate questo grafico, basato su dati ufficiali del ministero dell’Interno e della polizia svedese: tra il 1988 e il 2009, il numero di stupri in Svezia è aumentato del 600% e i dati parlano chiaro, l’aumento dei cittadini stranieri presenti nel Paese è stato il driver di questa dinamica.