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GEO-POLITICA/ Il destino dell'Ue è in mano a Erdogan

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Inoltre, una nuova nube si addensa all'orizzonte della più grande casa automobilistica tedesca, già travolta dallo scandalo dieselgate negli Usa. A causa di un contenzioso con i fornitori, Volkswagen minaccia forme di flessibilità o la Kurzarbeit, la cassa integrazione "alla tedesca", ma potrebbe essere costretta anche a una cura dimagrante nel top management. Il presidente del Consiglio di sorveglianza, Bernd Osterloh, ha spiegato alla Bild che «se qualcuno oserà toccare i livelli occupazionali, bisognerà anche rimpicciolire i vertici». Due aziende, Es Automobilguss e Car Trim, controllate del gruppo Prevent, si sono viste tagliare gli ordini e annullare senza compensazione i contratti e hanno bloccato nelle scorse settimane la fornitura di alcune componenti come i rivestimenti per i sedili e parti del cambio. Il colosso di Wolfsburg è stato costretto a far fronte all'improvviso blocco congelando la produzione, anche dell'ammiraglia delle utilitarie, la Golf, almeno fino alla fine di questa settimana. E indiscrezioni parlano di un rischio di ricadute per 30mila dipendenti. Come vedete, la Merkel non è affatto forte e autorevole come gli autorazzisti media italiani la dipingono. 

Di Matteo Renzi c'è bisogno di parlare? Ha passato mesi a unire le proprie sorti politiche a quelle del referendum costituzionale di novembre, dicendo chiaramente che se avesse vinto il "No" la sua esperienza politica e quella del governo da lui guidato sarebbero finite. L'altra sera, invece, ha dichiarato che comunque vada la consultazione sulle riforme, si voterà nel 2018, di fatto facendo capire che resterà lui a palazzo Chigi. Proprio sicuri? A Roma, nelle stanze del potere, circola chiara l'idea che in caso di vittoria del "No", il presidente Mattarella non scioglierà le Camere ma deciderà tra due ipotesi: reincarico a Renzi o una soluzione tecnica e di transizione fino alla scadenza naturale del 2018, per poi andare alle urne. Ma attenzione, perché intanto a sinistra scende in campo Massimo D' Alema, pronto a prendere la testa del fronte del No. Renzi attacca: «Se D' Alema avesse messo per combattere Berlusconi lo stesso impegno che mette per cercare la rivincita nel Pd...». 

L'ex leader Ds ha convocato per il 5 settembre a Roma un'assemblea per lanciare la sinistra per il No, e chiama a raccolta la minoranza Pd. Mettendola in grande imbarazzo: andare significherebbe farsi arruolare nelle truppe dalemiane e riconoscere la leadership del Rottamato per eccellenza. E schiererebbe definitivamente la fronda Pd sulla linea della rottura totale con il premier. E D'Alema non fa certo mistero dei suoi intenti: «Bisogna far cadere Renzi a tutti i costi, la sua sconfitta è fondamentale per ricostruire un campo del centrosinistra», ripete. Per la minoranza Pd, già profondamente divisa al suo interno, si tratta di una scelta complicata. «Non possono farsi arruolare da D Alema: finiranno per dividersi i compiti. Lui coprirà il fronte dei cattivi per il No e loro faranno quello dei buoni, continuando a inventarsi condizioni da porre a Renzi per avere l' alibi», dice un alto dirigente parlamentare renziano al Giornale