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Elezioni Usa 2016/ Cosa c'entrano le medaglie degli atleti americani alle Olimpiadi di Rio con la sfida Clinton-Trump? (oggi, 26 agosto)

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Hillary Clinton (Foto:Lapresse)  Hillary Clinton (Foto:Lapresse)

ELEZIONI USA 2016: COSA C'ENTRANO LE MEDAGLIE DEGLI ATLETI AMERICANI ALLE OLIMPIADI DI RIO CON LA SFIDA CLINTON-TRUMP? (OGGI, 26 AGOSTO) - Le Elezioni Usa 2016 sono probabilmente la competizione più esaltante al mondo. Nessuna esclusione di colpi tra Hillary Clinton e Donald Trump, pronti a tutto pur di prendere possesso dello Studio Ovale nel quale per 8 anni di fila ha passeggiato Barack Obama. Le strategie dei due candidati, come abbiamo avuto modo di osservare in queste settimane, sono molto diverse le une dalle altre, sia in termini di contenuti che di immagine. Una delle situazioni che è saltata di più agli occhi ultimamente è stato l'atteggiamento di Clinton e Trump nel corso delle Olimpiadi di Rio 2016. Come riportato da Politico, se la Democratica è stata attivissima sui social, in tv e nei comizi nel riportare le fortune del team statunitense, per Trump è stato più o meno come se i Giochi Olimpici non si fossero mai tenuti. Durante la rassegna a cinque cerchi, il team di Clinton ha infatti deciso di realizzare due spot televisivi volti a compensare uno degli aspetti della sua campagna elettorale meno saldi a detta dei sondaggi: quello riguardante l'economia. Sebbene la maggior parte degli americani infatti siano concordi nel dire che una persona come Donald Trump non sia quella più idonea per gestire la sicurezza degli Stati Uniti, allo stesso tempo è risaputo che gli elettori vedono in lui un modello di imprenditore che è riuscito ad ottenere grande successo negli affari grazie alle sue competenze in materia economica. Il tentativo messo in atto da Hillary tramite lo spot televisivo è stato quello di minare questa convinzione; per farlo la democratica ha riproposto una clip andata in onda nel 2012 nel David Letterman Show, durante la quale il conduttore chiedeva conto ad un Trump in evidente disagio del perché le sue camicie e le sue cravatte di marca venissero prodotte in paesi come Bangladesh e Cina. L'annuncio televisivo, si chiude con lo slogan di Trump, Make America Great Again (Rendiamo l'America di nuovo Grande), seguita da un punto interrogativo volto a sottolineare l'incoerenza del messaggio del Repubblicano con le sue strategie da imprenditore (clicca qui per vederlo). Il secondo spot realizzato dallo staff di Clinton è impostato in modo da mettere in luce gli aspetti più importanti del piano economico di Hillary, che in caso di vittoria ha annunciato di voler far pagare alle grandi aziende la giusta porzione di tasse e che ha detto di voler introdurre una sorta di "tassa di uscita" per le aziende che decidono di trasferirsi all'estero. La strategia dell'ex segretario di Stato è praticamente perfetta: secondo la NBC, sebbene sia stata registrata una lieve flessione negli ascolti delle Olimpiadi di Londra del 2012, ogni giorno davanti alla tv si sono raccolti 27.5 milioni di americani. Mandare in onda delle pubblicità tra una gara e l'altra ha consentito a Clinton di raggiungere una platea composta anche da elettori indipendenti o comunque non politicizzati che altrimenti avrebbe fatto molta fatica ad intercettare. Questo tipo di approccio verrà riproposto anche a settembre dal team di Clinton, quando diversi annunci televisivi verranno mandati in onda fra una pausa e l'altra delle partite della NFL (National Football League). Nello specifico l'idea è quella di mandare in onda gli spot durante la partita del Monday Night, quella del lunedì sera, che solitamente è la più seguita dagli appassionati di football americano. In tutto ciò qual è stata la risposta di Trump? Il tycoon newyorchese ha praticamente ignorato i Giochi Olimpici: mentre Clinton citava 21 volte su Twitter i risultati della squadra statunitense, da quelli della ginnasta Simone Biles fino a quelli della schermitrice Ibtihaj Muhammad spendendo 10 milioni di dollari in spot televisivi, Trump faceva finta di nulla. E dire che da privato cittadino Trump non era parso così disinteressato alle Olimpiadi. Nel 2012 il candidato Repubblicano scrisse a Michael Phelps su Twitter complimentandosi con lui per le vittorie di Londra, aggiungendo che era "il più grande campione olimpico di tutti". E durante i Giochi Invernali di Sochi 2014, quando già stava prendendo corpo in Trump l'idea di candidarsi alle Primarie Repubblicane, l'imprenditore newyorchese sempre su Twitter si lamentò che la Russia aveva superato gli Usa nel medagliere, dando ovviamente la colpa ad Obama, e aggiunse che era arrivata l'ora che qualcuno mettesse le cose a posto e che gli Stati Uniti tornassero a prendere i russi a "calci nel sedere". Come può essere motivato allora il silenzio di Trump? Indubbiamente associandolo al tipo di narrazione che Trump ha pensato per la sua campagna elettorale. Nel dipingere gli Stati Uniti come un paese sull'orlo del disastro e che sta perdendo il suo ruolo di leader mondiale, come avrebbe potuto commentare Trump i successi degli Usa, primi nel medagliere a Rio? Non è stata una dimenticanza, dunque, quella di The Donald, bensì una scelta forzata. L'unico sussulto avuto da Trump rispetto a Clinton è arrivato durante la Cerimonia di chiusura dei Giochi, quando il candidato repubblicano ha scritto su Twitter che la "corrotta Hillary" stava "inondando l'etere con spot falsi e fuorvianti" beneficiando dell'appoggio dei suoi "padroni di Wall Street" e della protezione dei media. Non è dato sapere, ancora, quanto pagherà la strategia comunicativa di Clinton, né se gli spot pensati e realizzati dal suo staff faranno breccia in un pubblico molto partigiano e nazionalista come quello che si riunisce davanti alla tv per sostenere le imprese dei suoi atleti. Potrebbe essere questa, però, la chiave che Trump ha sottovalutato: descrivere gli Usa come sull'orlo del baratro potrebbe portare i cittadini stessi a compattarsi per dimostrare il contrario. Lo spirito americano consiste anche in questo: nell'unirsi nei momenti difficili. E gli elettori potrebbero decidere di farlo votando per la candidata che ha meglio interpretato questo sentimento proclamando la loro grandezza, non per quello che li ha sminuiti solleticandone il senso di rivalsa. (Dario D'Angelo)



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