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ELEZIONI USA/ Quel "complotto" anti-candidati che preoccupa sia Trump che Clinton

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Hillary Clinton (LaPresse)  Hillary Clinton (LaPresse)

Il candidato repubblicano. Il problema delle condizioni psichiche di Donald Trump è spesso sollevato dai suoi oppositori, basato sulla supposta stravaganza delle sue proposte e dichiarazioni. Lo stesso Obama lo ha dichiarato inadatto a fare il presidente, un giudizio sulla persona ancor prima che sulle posizioni politiche. Alle accuse alla Clinton per l'inadeguata certificazione sanitaria fanno riscontro le parallele accuse a Trump per una non adeguata certificazione dei suoi redditi. Ma l'accusa maggiore riguarda le sue relazioni, ritenute ambigue, con la Russia di Putin, che lo hanno fatto definire un "Russian stooge", un tirapiedi dei russi. A questo proposito si fa riferimento ai ripetuti tentativi di Trump di investire in Russia e al fatto che il responsabile del suo apparato elettorale, Paul Manafort, è stato a lungo consulente e lobbista negli Usa per Viktor Yanukovich, prima della sua deposizione e fuga in Russia. Qualcuno potrebbe però far notare che, fino ad allora, Yanukovich era considerato il legittimo presidente dell'Ucraina, con cui trattava tranquillamente perfino l'Unione Europea per l'associazione del suo Paese all'Ue.

Il dato tuttavia più grave è la contestazione di Trump all'interno del Partito repubblicano, ufficializzata dalla pubblicazione, l'8 agosto, di una lettera in cui 50 esperti di sicurezza e politica estera repubblicani dichiaravano di ritenere Trump completamente non adatto alla presidenza. A questa è seguita a metà agosto un'altra lettera firmata da più di 100 personalità repubblicane, compresi alcuni parlamentari, che invitavano il partito a cessare ogni appoggio a Trump e a rivolgere tutti gli sforzi alla conquista della maggioranza alla Camera e al Senato. In conclusione, una parte non indifferente dell'establishment repubblicano si dissocia dall'esito delle primarie, anche a costo di favorire il candidato democratico.

Il terzo partito. Candidati indipendenti o di partiti minori hanno spesso partecipato alle presidenziali, ma in posizione quasi sempre irrilevante. Questa volta il candidato del Libertarian Party potrebbe ottenere qualche risultato di rilievo, dato che i sondaggi lo danno attorno al 9% e, se riuscisse a raggiungere il 15% prima dell'inizio dei confronti pubblici, potrebbe affiancare Clinton e Trump nei dibattiti, con una possibile notevole ricaduta elettorale. Il candidato libertario, Gary Johnson, è un ex governatore repubblicano del Nuovo Messico, così come il suo candidato alla vicepresidenza lo è stato del Massachusetts. Johnson sta al Partito repubblicano come Sanders sta a quello democratico, con tutte le distinzioni del caso, e rappresenta un'ulteriore causa di incertezza di questa tornata elettorale. 


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