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Elezioni Usa 2016/ Scintille fra Clinton e Trump, lei accusa:"Razzista e paranoico". Lui risponde:"Vergognati, bugiarda" (oggi, 28 agosto 2016)

Elezioni Usa 2016: Hillary Clinton e Donald Trump sono ai ferri corti da tempo ma negli ultimi giorni stanno volando accuse pesante. Ecco i motivi e le strategie che ne derivano.

Clinton e Trump (Foto: Lapresse) Clinton e Trump (Foto: Lapresse)

-Cominciano ad infiammarsi le Elezioni Usa 2016 grazie alle scintille tra Hillary Clinton e Donald Trump. A passare all'attacco, sconvolgendo il rituale secondo cui nel bene o nel male a dettare l'agenda politica è sempre il repubblicano, questa volta è stata la candidata democratica. Come riportato da Usa Today, Clinton ha preso di mira il rivale nella corsa alla Casa Bianca durante un comizio a Reno, in Nevada, criticandolo per avere abbracciato temi cari alla cosiddetta "alt-right", la destra alternativa, e aver fondato la sua campagna elettorale sul razzismo e sulla paranoia. Iniziamo col definire meglio la alt-right: con questo termine si indica un gruppo di persone composto fra gli altri da blogger, conduttori radiofonici, gruppi di riflessione e attivisti emersi dal movimento "bianco nazionalista" degli anni Ottanta e Novanta, che vedono la cultura dei bianchi americani sotto attacco e pensano a loro stessi come i difensori dei valori che la contraddistinguono. Molte delle posizioni dell'alt-right sono assimilabili a quelle dell'estrema destra, un'ala che comunque nel corso degli anni è stata rappresentata alle Elezioni Usa dai Repubblicani, ma che non ha avuto molto spazio soprattutto grazie ai candidati alla presidenza che  si sono succeduti nel corso degli anni. Tornando alle accuse di Clinton, la democratica ha attaccato Trump per aver fondato la sua campagna elettorale sul pregiudizio e sul razzismo, dando spazio a frange estremiste che predicano l'odio, le quali, assumendo una posizione di maggiore rilievo all'interno del Partito Repubblicano, a detta di Hillary stanno mettendo in grave pericolo i valori che hanno reso grande l'America. Ma da dove nascono le accuse di Clinton? In particolare dall'appoggio che David Duke, ex leader del Ku Klux Klan, ha manifestato a Donald Trump su Twitter. Sebbene in un primo momento Trump abbia dichiarato di non avere idea di chi fosse David Duke, a suscitare sconcerto, soprattutto in un paese come gli Stati Uniti, è già il fatto che l'ex capo di un movimento paladino della supremazia bianca sostenga che il candidato del partito Repubblicano incarni molti dei valori professati da un'organizzazione razzista come il Ku Klux Klan. La nomina ai vertici dello staff della sua campagna elettorale di Stephen Bannon, presidente del sito di news Breitbart.com, un portale con una linea editoriale di estrema destra considerato la piattaforma dell'alt-right, ha poi reso evidente la scelta di Trump di abbracciare se non le ideologie, quanto meno gli elettori di queste frange estremiste. L'intento di Clinton nell'indirizzare questi feroci attacchi al rivale, a detta di molti osservatori politici, era quella di spostare l'attenzione del Paese da quella che in tanti hanno definito la peggiore settimana della sua carriera politica. L'ingiunzione da parte di un giudice federale al Dipartimento di Stato di pubblicare entro il 13 settembre altre 15.000 email della sua casella di posta elettronica e i guai scaturiti dalla Fondazione Clinton, che a quanto pare avrebbe dettato la sua agenda da Segretario di Stato, hanno fatto in modo che Hillary avesse tutto l'interesse a cambiare argomento, magari sottolineando le pericolose derive intraprese dal suo contendente. Nel rimarcare le posizioni estremiste rappresentate da Trump, Clinton ha poi strizzato l'occhio ai Repubblicani conservatori più "moderati", sottolineando che anche ai tempi di Bob Dole o di John McCain, e persino durante la presidenza di George W. Bush queste frange esistevano all'interno del Grand Old Party, ma era stato merito dei candidati stessi se le loro posizioni non avevano avuto risalto. Al contrario, durante questa campagna per le Elezioni Usa 2016, secondo Clinton, Trump ha accarezzato, favorito e dato un megafono nazionale a queste teorie. Ma Hillary non si è fermata a questo: è andata giù pesante descrivendo Trump come un uomo che ha alle spalle una lunga storia di discriminazione razziale e che si documenta sulle teorie della cospirazione sul giornale del supermercato e su internet. Accuse del genere non potevano passare sotto silenzio per Trump, che nel corso di un comizio tenuto a Manchester, in New Hampshire, ha replicato a Hillary dicendo che è una bugiarda e che dovrebbe vergognarsi a dipingere come razziste le brave persone americane. Non è chiaro se Clinton riuscirà nell'intento di spostare l'attenzione dai suoi guai; né sappiamo quanti americani si lasceranno convincere a non votare Trump per la sua contingenza con persone che professano idee indiscutibilmente razziste. Forse, però, a favore del tycoon newyorchese potrebbe giocare il cambio di strategia intrapreso nelle ultime settimane, quando The Donald ha ammiccato in più di un'occasione alle minoranze, sia a quella ispanica che a quella afroamericana. L'impressione, comunque, osservando la campagna elettorale di Trump è alle volte quella di essere dinanzi ad una coperta troppo corta. Quando flirti con le minoranze latine e afro, mini il consenso dei bianchi che vedono in te il paladino delle loro istanze. Quando fai breccia tra i nazionalisti di razza bianca, ti alieni il voto degli ispanici e degli afroamericani che sono decisivi nelle Elezioni Usa. A questo punto viene da chiedersi dove abbia sbagliato Trump, ma forse il suo errore principale è stato proprio quello di essere Donald Trump: per un personaggio divisivo come lui l'ambizione di guidare gli Stati "Uniti" d'America potrebbe rimanere un'incompiuta. (Dario D'Angelo)

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