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Esteri

CAOS LIBIA/ Se Putin sceglie Tobruk e il generale Haftar per sfidare gli Usa

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In primo luogo un rimescolamento nelle alleanze, con una Russia sempre più vicina alla camera di rappresentanti di Tobruk — che di nuovo pochi giorni fa ha votato l'ennesima bocciatura all'esecutivo di Tripoli — potrebbe inficiare ulteriormente gli sforzi per uno State building unitario.  Un ulteriore ostacolo, dunque, alla legittimazione di Serraj, proprio nel momento in cui, grazie all'intervento americano in suo supporto, pare aver conquistato un peso maggiore sia sul terreno, sia dal punto di vista della legittimazione internazionale, soprattutto ora che lo storico sponsor francese sembrerebbe addirittura voler defezionare. Secondo alcune indiscrezioni, comparse anche sui media italiani, pochi giorni fa le forze speciali d'Oltralpe sarebbero state ritirate dalla zona di Bengasi, in cui stazionavano da diversi mesi. Forse Parigi, con il suo immancabile pragmatismo, è disposta ad abbandonare l'alleato per salire su quello che per ora sembrerebbe il carro del vincitore? Difficile dirlo, ma una cosa appare certa: qualora vi dovesse essere una maggiore convergenza dei "vecchi alleati di Haftar" verso Tripoli, la Russia potrebbe costituire il maggiore ostacolo al progetto unitario.
L'ingresso a gamba tesa di Mosca nel quadrante libico, poi, potrebbe anche scompaginare le carte degli interessi economici che tanto stanno a cuore agli alleati occidentali, anche alla luce del fatto che, dopo il cambio ai vertici della commissione ad interim per la gestione del tesoretto da 67 miliardi del fondo libico Lia, si potrebbe sperare in un suo scongelamento, almeno parziale, a tutto vantaggio degli investitori esteri.
In un contesto così delineato, la Russia non solo costituirebbe un nuovo forte competitor nel business della ricostruzione ma potrebbe anche agevolare il ritorno dell'alleato cinese, già "fidelizzato" da Putin nella guerra in Siria. La Cina prima della rivolta aveva in Libia più di 30mila tecnici e contratti per circa 4 miliardi di dollari e certo ambirebbe ad un ritorno in grande stile.
Se, dunque, a differenza di molte potenze europee, la Russia non ha certo bisogno del gas e del petrolio libico, l'ex Jamairyia resta un tassello importante della sua grand strategy per il medio oriente e per sfidare lo storico avversario strategico americano.
Che ci piaccia o meno di questo si dovrà tenere conto nel "pensare il futuro del paese" e forse, più in generale, degli interi equilibri della regione.

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