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CAOS LIBIA/ Se Putin sceglie Tobruk e il generale Haftar per sfidare gli Usa

Pubblicazione:lunedì 29 agosto 2016

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La condanna da parte Putin dei raid aerei americani contro le postazioni dello stato islamico, a supporto del governo di accordo nazionale libico, apre un nuovo fronte di quella che parrebbe a tutti gli effetti una nuova "guerra fredda" tra Mosca e Washington. Le prime avvisaglie sono emerse lo scorso anno quando il leader del Cremlino ha dato il via all'intervento militare in Siria a sostegno di Bashar al Assad, contrapponendosi agli Stati Uniti che, di fatto, sostengono le forze anti-regime. Uno scontro che si è ulteriormente esacerbato di recente quando, dopo le tensioni tra Ankara e Washington seguite al fallito tentativo di golpe in Turchia, Mosca sembra aver teso una mano a Erdogan, forse più per indispettire gli Stati Uniti che per reale convinzione.
Anche la Libia, dunque, entra nella partita mediterranea tra le due superpotenze, con un evidente rimescolamento del già complesso risiko di alleanze e con altrettanti punti interrogativi per le sorti del paese, specie ora che lo stato islamico sembra quasi espulso dal territorio.
Il diniego di Mosca all'azione americana in Libia, che di fatto sancisce la convergenza tra Putin e il generale separatista Haftar, è solo l'ultimo atto di un avvicinamento già in corso da tempo ed i cui segnali sono via via emersi soprattutto dopo l'insediamento del governo di accordo nazionale (Gna) a marchio Onu. Un accordo che la Russia come peraltro alcune potenze europee — leggasi Francia — ha avallato sulla carta ma ha poi disatteso sul terreno, parteggiando, più o meno palesemente, per l'ala della Cirenaica. Non è un caso se proprio il generale libico il 28 giugno si sarebbe recato a Mosca ad incontrare il ministro della Difesa Sergei Shoigu e Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di Sicurezza russo, con il dichiarato obiettivo di convincere i vertici militari a sostenere lo sforzo bellico delle proprie milizie nella lotta al califfato, attraverso la fornitura di armenti, nonostante il divieto imposto dall'Onu di esportare armi in Libia. Non c'è da gridare allo scandalo visto che i supporter stranieri di tutti gli schieramenti forniscono mezzi attraverso triangolazioni estere e Putin potrebbe essere soltanto "uno del club". Solo per fare un altro esempio, sempre lo scorso giugno, sono arrivati nelle casse della banca centrale di Beida, direttamente da Mosca, 200 milioni di dinari che sono stati distribuiti nell'est del paese per fare fronte alla crisi di liquidità, o più semplicemente per stipendiare le milizie di Haftar. Posto dunque che il filo che lega Tobruk a Mosca appare sempre più saldo, resta ora da capire cosa potrebbe cambiare nel quadrante libico. 


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