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ATTENTATI YEMEN/ Micalessin: il disegno dell'Isis (con i soldi sauditi) non si ferma

Pubblicazione:martedì 30 agosto 2016

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L’Isis non è finanziata dal governo di Riyadh bensì da privati sauditi: la responsabilità dello Stato consiste nel fatto di non controllare questi flussi di denaro. E’ la storia del gatto che si mangia la coda, perché l’Arabia Saudita ha permesso che l’Isis si rafforzasse e non ha calcolato i rischi che ciò comportava per il suo stesso territorio. Il rafforzarsi dell’Isis infatti determina anche una presenza in Paesi come lo Yemen, in cui l’Arabia Saudita vorrebbe esercitare la propria egemonia.

 

L’Isis persegue una strategia o colpisce a casaccio ovunque può?

L’Isis persegue una strategia ben precisa che consiste nella creazione del califfato, cioè di una presenza sul territorio, per poi espandersi in tutti i territori adiacenti abitati da musulmani tra cui Arabia Saudita e Yemen. L’obiettivo è ricreare il “Califfato primigenio” dell’epoca successiva a Maometto.

 

Il califfato sembra intenzionato ad andare da solo contro tutti. Quali prospettive può avere?

La prospettiva dell’Isis è quella di trascinare dalla sua parte le fazioni più estremiste dell’islam, in questo caso giocando sulla propria legittimità e capacità di rappresentarle. Non dimentichiamoci che la dottrina islamica nota come wahabismo accomuna di fatto Isis, Arabia Saudita e Qatar. L’interpretazione dottrinale è dunque la stessa, anche per quanto riguarda la pratica dell’islam che accomuna Arabia Saudita e territori dell’Isis. Ne sono l’emblema le decapitazioni e le fucilazioni che avvengono in entrambe le realtà. Da questo punto di vista l’islam saudita e quello dell’Isis sono la stessa religione. L’Isis giustifica le sue azioni con gli stessi versetti del Corano citati in Arabia Saudita per legittimare le pratiche del governo. Il problema in questo caso è chi vincerà tra Isis e Arabia Saudita.

 

Secondo lei come andrà a finire?

Pur essendo apparentemente perdente sul terreno in Siria, Libia e Iraq, l’Isis è sicuramente la forza che è riuscita a ottenere il seguito più ampio tra le fazioni più radicali dell’islam. Non necessariamente quindi la sconfitta della sua presenza sul terreno ne determinerà una disfatta totale. La vera sfida è battere il califfato anche all’interno della compagine islamista. In questo senso sarà interessante vedere se l’Arabia Saudita vuole allearsi con l’Occidente o se vuole mantenere le proprie ambiguità. In questo secondo caso molto probabilmente finirà per essere sconfitta.

 

(Pietro Vernizzi)



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