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Elezioni Usa 2016: l'ultimo guaio di Hillary è la Fondazione Clinton, Donald Trump saprà approfittarne? (oggi, 30 agosto 2016)

Elezioni Usa 2016: un nuovo scandalo rischia di travolgere Hillary. Si tratta di vicende legate alla fondazione benefica della famiglia Clinton: Donald Trump può approfittarne per rimontare?

Hillary Clinton (Foto:Lapresse) Hillary Clinton (Foto:Lapresse)

Potrebbe essere rappresentata dalla Fondazione Clinton la chance finale per Donald Trump di ribaltare l'esito delle Elezioni Usa 2016 e sconfiggere Hillary nelle presidenziali di novembre. L'ultimo potenziale scandalo dell'ex segretario di Stato, dopo quello delle email di lavoro gestite da un indirizzo di posta elettronica privato e scomparse nel nulla, riguarda infatti la sua fondazione di beneficenza impegnata su diversi fronti: dalla lotta all'AIDS fino al sostegno dei paesi in via di sviluppo, dall'emancipazione femminile agli sforzi per la gestione dei cambiamenti climatici, nata dopo la fine del secondo mandato di Bill Clinton da presidente degli Stati Uniti. Insomma, un'organizzazione filantropica che nel corso degli anni non aveva mai fatto parlare di sé se non per il tipo di attività svolte per la collettività.

I risultati raggiunti dalla Fondazione Clinton, la cui direzione è sempre stata affidata a Bill, ma che ha visto l'impegno diretto di sia di Hillary che della figlia Chelsea, sono arrivati grazie alle donazioni di privati cittadini come di enti pubblici e Paesi stranieri, ed è proprio seguendo i soldi che emergono i problemi di Clinton. Dall'epoca della candidatura alle primarie democratiche del 2007 contro Obama di Hillary, diversi giornalisti chiesero conto alla famiglia Clinton della lista di finanziatori della Fondazione, sebbene le leggi americane che regolano la trasparenza sui fondi delle associazioni benefiche non fossero poi così stringenti.

I Clinton assecondarono questa richiesta, ma analizzando la lista dei nomi che avevano effettuato donazioni alla Fondazione Clinton venne fuori che tra i vari finanziatori vi erano diversi governi mediorientali tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman, nonché personaggi che dopo aver effettuato ingenti donazioni (si pensi all'imprenditore ucraino Victor Pinchuk e al nigeriano Gilbert Chagoury) avevano ottenuto diversi colloqui al Dipartimento di Stato. Ma non sono soltanto le donazioni provenienti dall'estero a creare problemi a Hillary. Come riportato dal giornalista de Il Post Francesco Costa, vi sono infatti diverse persone ed enti americane che figurano tra i finanziatori delle campagne elettorali di Hillary e della sua Fondazione. Più che dal punto di vista giuridico, i guai procurati dalla Fondazione Clinton, dunque, toccano il profilo etico e politico. Chi può garantire che i governi, le aziende, i cittadini privati che hanno donato milioni di dollari alla Fondazione Clinton non lo abbiano fatto per ottenere dei vantaggi dall'allora Segretario di Stato? E d'altra parte chi può affermare che nel suo ruolo di "ministro degli Esteri" americano, Clinton abbia trattato con altri Paesi tenendo conto di chi sosteneva la sua Fondazione privilegiando le relazioni con i governi a lei vicini?

Ogni accusa di questo genere potrebbe essere smontata da Hillary in qualsiasi momento con argomentazioni di tipo diplomatico e politico: chi mai potrebbe mettere in dubbio che il giudizio della Clinton durante un dialogo con un altro Paese potesse essere condizionato dalla consapevolezza che un governo faceva parte, o meno, dei suoi finanziatori? Obiettivamente nessuno, ma quelle che in politica si è soliti definire "questioni di opportunità", obbligano Hillary a fare i conti con l'ennesima gatta da pelare della sua campagna per le Elezioni Usa 2016. Il clamore mediatico è scoppiato pochi giorni fa, quando l'Associated Press ha scritto su Twitter, e poi in un'articolo, che più della metà delle telefonate e degli incontri effettuati da Hillary da Segretario di Stato era avvenuto con persone che avevano effettuato donazioni alla sua Fondazione o avallato i suoi progetti internazionali. L'Associated Press aveva fornito numeri abbastanza dettagliati dicendo che 85 persone su 154 incontrate da Clinton avevano devoluto alla Fondazione benefica di famiglia un totale di 156 milioni di dollari. Dopo lo "scoop" di AP, altri giornali hanno cercato di verificare questa notizia e subito sono emersi molti dubbi: era possibile che Clinton in 4 anni avesse incontrato "solo" 154 persone?

Vox ha contestato apertamente l'AP, definendo falsa la sua teoria già per il semplice fatto di aver eliminato dal conto i diversi funzionari di governo stranieri e non incontrati da Hillary nel quadriennio da Segretario di Stato, e per aver escluso la miriade di giornalisti, imprenditori e privati cittadini con i quali la Clinton è venuta naturalmente a contatto durante i suoi numerosi viaggi. Visto il clamore mediatico scaturito dal suo tweet, Associated Press è finita nell'occhio del ciclone, ma la notizia più recente è che non ha fatto marcia indietro. L'editrice della testata, Kathleen Carroll, intervistata a proposito del cinguettio della discordia dalla Cnn, ha tentato di ridimensionare l'accaduto, sostenendo che l'intento di AP era quello di mettere in luce il comportamento della candidata alla Casa Bianca alle prese con il suo ruolo di maggiore responsabilità. Sebbene la Carrol abbia ammesso che chi ha pubblicato il tweet, definito "sciatto", poteva essere un po' più preciso aggiungendo per esempio che il conteggio non comprendeva tutti i dipendenti dei vari governi incontrati da Clinton, ha dichiarato di non ritenerlo sbagliato, anche perché altrimenti lo avrebbe già fatto rimuovere.

Al contrario Kathleen Carroll ha accusato Clinton e il Dipartimento di Stato di essere stati "insensibili" di fronte alle ripetute richieste dell'Associated Press di ottenere maggiori delucidazioni sulla condotta dell'ex Segretario di Stato, dicendosi felice che grazie a questa mossa adesso le persone possono avere molte più informazioni sulla questione. Un esempio di giornalismo certamente non ortodosso, quello di AP, che ha fatto sì che Hillary prestasse il fianco all'offensiva di Trump. Il candidato del Partito Repubblicano sul proprio profilo Facebook ha chiesto la chiusura immediata della Fondazione Clinton, definendola "l'iniziativa più corrotta nella storia politica". Le precisazioni dello staff di Clinton e le verifiche effettuate da altri giornali statunitensi non hanno placato l'eco della polemica. Non è la prima volta che la gestione di Clinton della "cosa pubblica" viene accusata di poca limpidezza e sono in molti a sostenere che se il candidato Repubblicano fosse stato un esponente più "normale" di Trump la campagna di Hillary sarebbe già affondata.

La realtà però è un'altra: Clinton cercherà di spostare l'attenzione dai suoi guai tendendo qualche trappola a Trump, che difficilmente riuscirà ad evitarle. Soltanto se gli americani saranno dotati di buona memoria e riusciranno a non archiviare troppo in fretta il caso della Fondazione Clinton, i problemi di Hillary potrebbero aumentare. Come sempre, dunque, più che l'opportunità sarà la sensibilità politica dell'elettorato il metro giusto per valutare la portata di una questione, comunque la si pensi, di difficile lettura. (Dario D'Angelo)

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