BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GEO-POLITICA/ Il risiko di Usa e Russia porta un guaio all'Italia

Usa e Russia continuano a confrontarsi in diverse zone dello scacchiere globale e l'Italia, spiega MAURO BOTTARELLI, rischia di patire delle conseguenze negative

Barack Obama (Lapresse) Barack Obama (Lapresse)

Come al solito, in Italia ci interessiamo sempre alle cose che non contano. Da due giorni sento incensare l'intervista di Lucia Goracci di RaiNews24 al presidente Erdogan come esempio di giornalismo con la schiena dritta: per carità, bravissima collega, ma diciamo che non ci troviamo di fronte alla versione 2.0 di Frost contro Nixon. Domande banali a cui il presidente turco ha risposto con sarcasmo e una difesa aprioristica della Mogherini - definita «persona chiara e verticale» - che francamente puzzava di provincialismo ideologico e di parte lontano un miglio. Parliamoci chiaro, la Mogherini ci ha messo quattro ore a blaterare le solite tre ovvietà la notte del golpe in Turchia, mentre si trovava a Ulan Bator per un vertice euro-asiatico. Insomma, la ministra degli Esteri dell'Ue non ha fiatato fino quasi a golpe finito: quale più plastica metafora serve per dimostrate l'insipienza e l'inutilità dell'Unione europea nel quadro internazionale? 

Appare quindi normale la reazione di Erdogan, il quale ha chiesto alla Mogherini dove fosse, visto che non si è degnata di andare in Turchia dopo i fatti per valutare sul posto quanto accaduto e quanto stava accadendo. Stanno più comodi a Bruxelles a condannare le purghe e le epurazioni di Erdogan, non si sporcano le mani per capire cosa davvero sia successo. Poi, la questione dell'inchiesta della procura di Bologna sul figlio del presidente, definita da quest'ultimo motivo di tensione con l'Italia. Matteo Renzi ha risposto dicendo che i giudici nel nostro Paese rispondono alla Costituzione e non a Erdogan, ma il nodo resta: stiamo davvero capendo cosa stia succedendo in Turchia e, più in generale, in Medio Oriente? Tanto più che, come al solito, siamo pronti ad aprire le nostre basi per i raid statunitensi in Libia, ennesimo suicidio politico di una nazione che proprio a Sigonella dimostrò per l'ultima volta di avere una dignità (e, chi lo fece, pagò il prezzo che conosciamo per aver compiuto uno sgarbo agli Usa). 

Per capire cosa davvero conta riguardo alla Turchia post-golpe, occorre leggere la stampa di quel Paese. Certamente non libera del tutto, anzi molto condizionata dal potere (mentre invece la nostra è liberissima, soprattutto contro certi poteri che casualmente siedono nei consigli di amministrazione delle case editrici), ma che quando riporta le parole del presidente è più che credibile. Il giornale turco Al Sabah, ad esempio, riferisce che Erdogan ha dichiarato quanto segue: «Assad ha condannato il colpo di Stato, mentre l'Arabia Saudita ci ha pugnalato alla schiena!». Questa dichiarazione è la prima presa di posizione chiara contro Riyadh da parte di Erdogan, il quale ha poi salutato, ringraziandolo, il presidente siriano per la sua solidarietà dopo il tentato golpe: «Nonostante l'animosità tra me e il mio omologo siriano, egli ha condannato il colpo di Stato, ma non i nostri alleati ci hanno abbandonato quando ne avevamo più bisogno».