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TURCHIA-RUSSIA/ Altro che Isis, ecco il vero obiettivo di Erdogan

Pubblicazione:sabato 6 agosto 2016

Il presidente turco Erdogan Il presidente turco Erdogan

Per me i negoziati non dovevano neppure iniziare. La Turchia però è un Paese enorme, si trova in una posizione geografica veramente strategica e tra gli Stati Nato il suo esercito è il secondo più potente dopo quello degli Usa. Penso però che nessuno in Europa, con l’eccezione forse della Germania, avesse realmente intenzione di fare entrare Ankara. Qualora la Turchia fosse rimasto un Paese laico, l’ingresso in Europa avrebbe rappresentato un vantaggio enorme a livello mondiale, ma così non è stato.

 

L’Isis ha annunciato che compirà degli attentati in Russia. Quanto va presa sul serio questa minaccia?

Ritengo che questa minaccia non vada presa sul serio. Se l’Isis fosse in grado di attuarla gli attentati sarebbero già avvenuti. La Russia combatte da tempo contro il fondamentalismo islamico, a partire dalla Cecenia, e oggi continua a farlo al fianco di Bashar Assad. Di fatto l’unico grande Paese che combatte veramente Daesh è Mosca. Dunque se l’Isis fosse in grado di compiere attentati in Russia li avrebbe già realizzati da tempo, senza bisogno di queste minacce.

 

L’incontro Putin-Erdogan serve anche per creare un asse contro l’Isis?

Su questo avrei molti dubbi. Questo riavvicinamento si basa su considerazioni di natura strategica che noi non abbiamo saputo ancora interpretare. Erdogan ha sempre giocato un ruolo molto ambiguo verso Daesh, perché dal suo punto di vista il pericolo più grande non è il radicalismo sunnita in quanto la stessa Turchia è un Paese sunnita. Per Ankara il pericolo più grande è sempre stata la creazione di un Kurdistan basato su un ricongiungimento tra i curdi che abitano in Turchia, in Siria e in Iraq.

 

È per questo che Erdogan ha cambiato strategia?

Sì. Erdogan si è reso conto che con l’intervento di Putin in Siria non era più possibile la realizzazione dei suoi precedenti piani, il cui caposaldo era l’abbattimento di Assad. Il presidente turco ha capito dunque che se non avesse cambiato strategia, si sarebbe realizzato un possibile ricongiungimento tra i curdi dei tre diversi Stati. Nei piani degli Stati Uniti, l’abbattimento di Assad prelude infatti alla spartizione della Siria in più entità e alla creazione di un Kurdistan unitario. Per Erdogan questo è un pericolo mortale da evitare a tutti i costi. Il suo riavvicinamento con Putin va visto in quest’ottica, anche se poi bisognerà vedere quale sarà la vera natura di questa distensione.

 

(Pietro Vernizzi)



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