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GEO-POLITICA/ Welfare e armi, gli "aiuti" dell'Ue ai terroristi

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C’è poi dell’altro da dire e mi riferisco al report recentemente presentato da Balkan Investigative Reporting Network (Birn) e Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), dal quale di evince che alcune nazioni europee, a partire dal 2012, hanno fornito armi nella regione mediorientale per un controvalore di almeno 1,2 miliardi di dollari. Stando al documento, nell’arco di 13 mesi ci sarebbero stati 68 voli per trasportare armi e munizioni in Medio Oriente e in Turchia, armi che sono state prevalentemente usate in Siria e Yemen. «Le licenze per l’export di armi, di fatto la garanzia rispetto alla destinazione finale dei beni trasportati, sono state garantite nonostante clamorose evidenze del fatto che sarebbero state poi concesse a gruppi armati in Siria e altrove, comunque in scenari dove non vengono rispettati i diritti umani e vengono compiute atrocità quotidiane», scrivono nel report.

La cosa che poi inquieta è che le nazioni maggiormente attive in questo tipo di traffico sono quelle che, normalmente, si ritengono meno inclini al bellicismo, come Bosnia Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Romania. La parte del leone, però, spetta alla Gran Bretagna, visto che stando a dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), il Regno Unito è secondo solo agli Usa per commercio di armamenti, pesando nel 2014 per il 10,4% del totale mondiale, il cui controvalore è di 401 miliardi di dollari.

Siamo proprio sicuri che questo sia il metodo migliore per combattere il terrorismo? O, forse, quella del terrorismo non è una vera emergenza?

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