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GEO-POLITICA/ Welfare e armi, gli "aiuti" dell'Ue ai terroristi

Pubblicazione:lunedì 8 agosto 2016

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L’Europa dovrebbe essere sul vocabolario alla voce autolesionismo. Almeno 5 terroristi coinvolti negli attentati di Parigi e Bruxelles, infatti, ricevevano sussidi statali legati al welfare: lo hanno confermato autorità locali al Wall Street Journal. Gli investigatori finanziari belgi che hanno seguito il caso hanno scoperto che Salah Abdeslam, autore della strage di Parigi, ha ottenuto 19mila euro in pagamenti dello Stato sotto forma di benefits, un flusso di denaro terminato solo poche settimane prima che gli attacchi fossero perpetrati nella capitale francese. Le stesse autorità hanno poi detto chiaramente che Abdeslam non aveva diritto a quei sussidi, visto che l’essere co-proprietario di un bar lo rendeva soggetto non elegibile per un aiuto legato a programmi di welfare. In totale, i cinque terroristi entrati in azione tra Parigi e Bruxelles avrebbe ottenuto dallo Stato un totale di oltre 50mila euro.

Per Tom Keatinge, direttore del Centre for Financial Crime and Security Studies del Royal United Services Institute di Londra, «occorre fare qualcosa e in fretta per dare risposte alle falle del sistema di welfare, visto che ormai ci sono prove chiare di vulnerabilità dello stesso ad utilizzi abusivi con finalità di finanziamento del terrorismo». Sfidando chi è pronto a scomodare le teorie lombrosiane quando si fanno certi discorsi, Keatinge ha detto chiaramente che «se stai erogando benefits a qualcuno in alcune aree di Bruxelles, forse dovresti essere un pochino più attento nello scoprire chi stai finanziando e che uso viene fatto di quei soldi». D’altronde, è lo stesso Isis che in un documento del 2015 suggeriva ai suoi militanti che «se potete richiedere benefit extra da un governo, allora fatelo».

Inoltre, sempre le autorità belghe hanno scoperto che anche i prestiti studenteschi e le truffe assicurative sono metodi utilizzati dall’Isis per garantirsi fondi. Per Philippe De Koster, direttore dell’Unità di intelligence finanziaria belga, «occorre un miglior coordinamento tra ufficiali della sicurezza e del welfare per provare a fermare la distorsione che vede persone sospettate di terrorismo usufruire di pagamenti in sussidi». Il problema è che in Belgio la legge prevede il taglio dei benefits solo se si è condannati per terrorismo, non per sospettati o indagati. «Anche se non ci sono prove che quei soldi abbiano finanziato direttamente gli attentati, sicuramente hanno aiutato i terroristi a vivere e supportato indirettamente le loro attività», conclude De Koster.

Ad aprile, un mese dopo l’attentato a Bruxelles, il ministero per l’Occupazione belga ha scoperto che 14 persone incarcerate per accuse legate al terrorismo hanno continuato a ricevere sussidi anche dietro le sbarre. E che il pericolo esista, ancorché eterodiretto e pilotato, lo conferma l’intervista rilasciata al New York Times da un ex membro dell’Isis nato in Germania, Harry Sarfo, il quale ha rivelato che ancora oggi il gruppo terroristico sta attivamente cercando volontari in Germania e Regno Unito «per commettere un’ondata di attentati contemporanei nei due Paesi e in Francia».


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