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ATTENTATO IN PAKISTAN/ L'Isis, Bilal Anwar Kasi e quei cristiani tornati da Cracovia

Attentato a Quetta, in Pakistan (LaPresse) Attentato a Quetta, in Pakistan (LaPresse)

A giudicare dagli elementi disponibili, l'ipotesi più verosimile è che dietro la strage all'ospedale di Quetta ci sia il gruppo Jamat-ul-Ahrar, già responsabile di molti attentati contro obiettivi civili e militari.
All'inizio dello scorso marzo, per esempio, nei pressi di Peshawar è stata colpita una corte di giustizia in risposta alla condanna a morte di Mumtaz Qadri, l'uomo che nel 2011 ha ucciso l'ex governatore del Punjab, Salman Taseer, colpevole di aver proposto una riforma della legge sulla blasfemia. L'attacco di oggi a Quetta colpisce ancora una volta un obiettivo civile, e in particolare i magistrati, una componente della società civile che subisce minacce, intimidazioni, abusi. Da molti fronti. E soprattutto nel Belucistan.
La provincia è una delle più turbolente del "paese dei puri". Oltre alla presenza di diversi gruppi islamisti radicali, alcuni dei quali fanno ricorso alla lotta armata, il Belucistan è afflitto da anni da un conflitto domestico che, pur lontano dai radar dei media internazionali, miete centinaia di vittime ogni anno. Da una parte il governo centrale, dall'altra i gruppi separatisti che rivendicano maggiore autonomia e una più equa distribuzione delle ingenti risorse minerarie presenti nell'area, una delle più ricche del paese sotto questo aspetto. Islamabad in questi anni non ha concesso niente, sostengono gli attivisti beluci, e anziché riconoscere la presenza di un problema di scarsa rappresentanza politica ed economica ha soltanto inasprito le misure di sicurezza contro quelli che vengono considerati "separatisti" e "terroristi".
Nelle mire dei reparti speciali dell'esercito pachistano sono finiti in tanti, compresi gli attivisti pacifici. Nella partita tra Islamabad e Quetta gli avvocati giocano un ruolo centrale: spesso sono loro a raccogliere le denunce degli attivisti, rivendicando trasparenza e il rispetto dello Stato di diritto. Alcuni avvocati in passato hanno esplicitamente accusato i servizi segreti militari di compiere operazioni al di fuori di ogni quadro normativo. C'è chi ha parlato di veri e propri squadroni della morte. Molti avvocati sono finiti in carcere. Altri sono stati uccisi per strada. Come accaduto a Bilal Anwar Kasi, il presidente dell'Associazione degli avvocati del Belucistan. Eppure non tutto è perduto, neanche in Pakistan. Tra coloro che sono tornati dalla Gmg a Cracovia molti giovani cattolici pakistani hanno espresso il desiderio di spendere la loro vita per riscattare il paese dalla violenza fondamentalista. I cattolici pakistani sono pochi ma costituiscono per quel paese un costante giudizio. Tra i pochi che sovrastino le grida del nulla e del terrore.

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