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Elezioni Usa 2016: attento Trump, Hillary si gioca il "fattore Obama" (oggi, 1 settembre 2016)

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Barack Obama (Foto: Lapresse)  Barack Obama (Foto: Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, ATTENTO TRUMP: HILLARY SI GIOCA IL "FATTORE OBAMA"(OGGI, 1 SETTEMBRE)- Nelle Elezioni Usa 2016 sono tanti i fattori che potranno determinare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Hillary Clinton, ad esempio, agli occhi degli elettori rappresenta la candidata esperta, la scelta sicura: con lei l'America difficilmente finirà nel baratro; Donald Trump, al contrario, rappresenta un azzardo, magari si rivelerebbe il migliore Presidente della storia degli Stati Uniti, ma non è escluso che con lui al comando scoppi la Terza Guerra Mondiale. Si tratta di capire, adesso, chi è che ha più carte da giocare; chi sarà in grado di intercettare il sentimento del popolo americano, cercando di comprendere se quest'ultimo è una svolta che cerca, o il mantenimento dello status raggiunto. Dando un'occhiata ai diversi sondaggi sulla soddisfazione dei cittadini a stelle e strisce, ci sembra di poter affermare con relativa sicurezza che gli americani non sono in cerca di uno stravolgimento epocale. Come rappresentato perfettamente dalla media effettuata da Realclearpolitics (che è possibile vedere cliccando qui), il 51% degli americani approva il lavoro svolto da Barack Obama.

Una percentuale elevatissima per un presidente agli ultimi mesi di mandato dopo 8 anni alla Casa Bianca. Solo il 45% degli intervistati si è detto contrario al lavoro svolto dall'ex senatore dell'Illinois: questo significa che se la Costituzione Usa consentisse ad un individuo di fare il presidente per più di due mandati, Obama sarebbe nuovamente il candidato da battere. Ma come si può leggere l'elevato gradimento di Obama in vista dell'Election Day di novembre? A trarne beneficio non può che essere Hillary, la candidata democratica alla quale Obama ha annunciato il suo sostegno e con cui ha lavorato a stretto contatto per diversi anni. Come riportato dal New York Times, una delle priorità del Presidente in questi ultimi mesi di mandato è assicurarsi proprio che sia Clinton a succedergli nello Studio Ovale. Sarebbe innanzitutto una vittoria di Obama se dopo 8 anni di presidenza, a vincere fosse nuovamente un democratico.

Significherebbe che il suo lavoro è stato apprezzato talmente tanto che gli americani sono disposti a scegliere una persona che lo continui. E cosa può fare Obama per far sì che Hillary vinca le elezioni? Certamente fare comizi, interventi, dichiarazioni a suo favore. Sempre il New York Times sostiene che l'idea di Obama non sia tanto quella di convincere gli indecisi o gli elettori Repubblicani a votare Hillary: Barack vuole convergere su Clinton i "suoi" voti. Sono i giovani, gli afroamericani, sono lo zoccolo duro del suo consenso. Una prima indicazione di questo piano si era avuta alla convention democratica di Philadelphia di fine luglio. Nel penultimo giorno di lavori, quello in cui era in programma l'attesissimo discorso di Obama, visto da molti come una delle ultime chance per parlare alla pancia del partito Democratico, il presidente si era rivolto proprio alla gente che lo aveva eletto la prima volta:"Siete gli stessi di dodici anni fa, quando parlavo di speranza. Siete voi che avete alimentato la mia fiducia nel futuro, anche davanti alle difficoltà, anche quando la strada è lunga. Speranza davanti alle difficoltà, speranza davanti alle incertezze: l'audacia della speranza! America, in questi otto anni hai indicato la speranza. Adesso sono pronto a passare il testimone e fare la mia parte da privato cittadino.

Quest'anno, in questa elezione, vi chiedo di unirvi a me e respingere il cinismo e la paura, di fare appello alle cose migliori di noi, eleggere Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti e mostrare al mondo che crediamo ancora nella promessa di questo grande paese. Grazie per questo incredibile viaggio. Andiamo avanti...."(clicca qui per vedere il finale del suo emozionante intervento). Il messaggio è oltremodo chiaro, soprattutto se a pronunciarlo dinanzi ad una platea entusiasta è un oratore poplare e di talento come Obama. A questo punto, visto il gradimento fra gli americani di cui Obama può vantarsi in questo periodo: la speranza di Hillary è che il Presidente trovi il tempo di esporsi per lei più spesso. A detta di un funzionario della Casa Bianca, le apparizioni di Obama saranno centellinate in maniera strategica: il 13 settembre, per esempio, il Presidente farà un comizio a Philadelphia, a 4 settimane esatte dall'ultimo giorno utile a disposizione degli abitanti della Pennsylvania per registrarsi come elettori. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, Obama nei suoi comizi in giro per l'America a sostegno di Clinton, non sarà accompagnato dall'ex segretario di Stato. L'inquilino della Casa Bianca è evidentemente troppo luminoso e i vertici democratici vogliono scongiurare il rischio che l'abbraccio di Obama si riveli per Hillary mortale.

Per questo motivo Barack svolgerà il ruolo di gregario, si recherà negli stati considerati da Hillary maggiormente in bilico, e in questo senso sembra sia stata già stilata una lista che prevede Florida, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, New Hampshire, Nevada e Iowa, limitandosi ad elencare le ragioni per cui bisogna proseguire il lavoro iniziato 8 anni fa ma senza oscurare Hillary, che sicuramente non può reggere il confronto con lui in quanto ad empatia con le folle e ars oratoria. Per quanto Obama sia stato sempre molto critico nei confronti di Trump, nei suoi futuri interventi non aspettiamoci attacchi veementi al candidato repubblicano. Obama sa per esperienza che gli americani sono soliti votare per qualcuno, non contro. Dunque sarà importante elencare i pregi di Hillary, proprio sulla falsa riga di quanto fatto alla convention di luglio, quando Obama si riferì alla Clinton dicendo che "non c’è mai stato un uomo o una donna più qualificato di lei per fare il presidente degli Stati Uniti d’America".

Si possono imputare molte cose ad Obama, ma non gli si può dire di non essere una persona generosa. Il supporto di un presidente uscente al candidato del proprio partito è tutt'altro che scontato e i veti a volte sono stati incrociati. Al Gore, ad esempio, nel 2000 probabilmente perse le Elezioni per aver limitato le apparizioni di Bill Clinton; al contrario nel 1960 e nel 1988 Eisenhower e Reagan offrirono poco sostegno a George Bushe e a Nixon. Obama e Clinton si dimostrano differenti: sanno bene che una vittoria farebbe bene ad entrambi, e pur non essendosi mai amati capiscono l'importanza di battere Trump. Eccola, quindi, la variabile potenzialmente decisiva di queste Elezioni Usa 2016: The Donald non ha un presidente in carica amatissimo che possa fare campagna elettorale per lui, Hillary dalla sua ha il "fattore Obama". (Dario D'Angelo)



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