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Elezioni Usa 2016: gli attacchi a distanza di Clinton e Trump al forum sulla sicurezza nazionale (oggi, 10 settembre 2016)

Elezioni Usa 2016: Hillary Clinton e Donald Trump sono stati protagonisti di un forum sulla sicurezza nazionale organizzato dalla NBC. E non hanno saputo fare a meno di attaccarsi a distanza

Donald Trump (Foto:Lapresse) Donald Trump (Foto:Lapresse)

Il duello tra Donald Trump e Hillary Clinton in queste Elezioni Usa 2016 sta finalmente entrando nel vivo. A poco più di due settimane dal primo dibattito televisivo in programma il 26 settembre all'Hofstra University, mercoledì sera i due contendenti si sono incrociati ad un forum sulla sicurezza nazionale organizzato dalla NBC. Per quanto Clinton e Trump si siano ritrovati insieme dinanzi alle telecamere soltanto per un attimo, ovvero nel momento in cui la democratica ha abbandonato lo studio televisivo appannaggio del repubblicano, gli appassionati di politica vedevano l'appuntamento in questione come una sorta di appetitoso antipasto da gustare in attesa della portata principale prevista fra qualche giorno. Curiosi di sapere com'è andata? Partiamo col dire che a moderare il dibattito è stato il giornalista Matt Lauer, che ha ospitato i due contendenti all'Intrepid Sea-Air-Space Museum di New York. Dopo aver vinto il sorteggio tramite un insindacabile lancio della monetina, Trump ha deciso di fare il suo ingresso in studio per secondo, lasciando ad Hillary Clinton il compito di presentarsi per prima dinanzi ai riflettori. L'invito che Lauer ha fatto alla candidata democratica in apertura è stato quello di sfruttare la mezzora a disposizione per parlare delle qualità che la determinano come migliore scelta per il ruolo di commander-in-chief degli Stati Uniti d'America, senza approfittare dell'occasione per attaccare Trump. Lo stesso invito, alla scadenza del minutaggio concesso a Clinton, Lauer lo ha rivolto a Trump, ma prima di entrare nel dettaglio del forum vi anticipiamo che nessuno dei due contendenti ha rispettato la consegna. La prima domanda che Lauer ha formulato a Clinton riguardava le qualità di cui a suo dire dovrebbe disporre il comandante in capo delle forze armate americane, con Hillary che ha risposto che per un ruolo del genere sono indispensabili fermezza e giudizio. Con il passare dei minuti le domande si sono fatte più spigolose: Lauer ha chiesto conto ad Hillary del suo appoggio alla guerra in Iraq, rivelatasi successivamente un'arma a doppio taglio per gli Stati Uniti, e Clinton ha risposto che certamente il suo voto favorevole alla spedizione americana si è rivelato un errore ma che allo stesso tempo crede che sia importante imparare dai propri sbagli, e che per le famiglie dei militari e dei veterani di guerra in questi anni da senatrice e da segretario di Stato ha fatto comunque molto. La Clinton ha poi ricordato che anche Donald Trump si è detto favorevole alla guerra in Iraq prima, durante e dopo il conflitto (PS: menomale che non si doveva attaccare l'avversario!). Clinton ha illustrato anche le sue intenzioni riguardo le situazioni più spinose che vedono gli Stati Uniti coinvolti da vicino in Medio Oriente, ribadendo l'intenzione di non inviare nuove truppe di terra in Iraq o in Siria, e indicando come priorità quella di sconfiggere l'Isis. Come? Armando le popolazioni arabe e curde che si oppongono al Califfato e intensificando le operazioni aeree, senza sottovalutare il lavoro di prevenzione sul web per limitare il reclutamento di nuovi jihadisti e proseguendo nella collaborazione e nello scambio di informazioni con le agenzie di intelligence europee. In chiusura Hillary ha rifilato un'ultima stoccata a Trump, dichiarando che l'ultima cosa che bisogna fare per ottenere collaborazione contro l'Isis da parte degli stati a maggioranza musulmana sia attaccare la famiglia del capitano Khan, il soldato americano musulmano morto in Iraq finito al centro del dibattito politico alcune settimane fa. E Trump? Magari è stato meno preciso nel definire i dettagli della sua proposta per la sicurezza nazionale, ma non si può dire che non sia stato incisivo. Così come la sua rivale democratica, The Donald ha infranto la promessa fatta a Matt Lauer andando all'attacco di Hillary e mettendo in evidenza soprattutto i disastri in politica estera dell'accoppiata Obama-Clinton. Trump non ha negato il suo gradimento per Putin, un capo di stato con cui spera di collaborare da pari a pari al fine di rinsaldare il legame tra Usa e Russia contro il terrorismo, e incalzato da Lauer ha chiarito di essere stato orgoglioso quando l'inquilino del Cremlino lo ha definito un uomo brillante, rimarcando che con la sua elezione è possibile che l'ex agente del Kgb modifichi alcune delle posizioni che in questi anni hanno irritato non poco gli Stati Uniti. Il botto finale però è arrivato quando Trump, che recentemente ha ricevuto due briefing dall'intelligence americana in qualità di candidato alla presidenza, si è detto scioccato e allarmato da alcune impressioni ricavate dalle informative in questione. In particolare Trump ha chiarito che il terzetto Obama-Clinton-Kerry ha fatto l'opposto di quanto i Servizi gli abbiano consigliato in questi anni. Quando Lauer ha chiesto, senza pretendere di entrare nello specifico, se dall'incontro avesse appreso nuovi approcci per sconfiggere l'Isis rapidamente, Trump ha risposto negativamente, ribadendo invece di aver capito che Obama non segue ciò che gli esperti dell'intelligence gli dicono di fare e che questi non sono affatto soddisfatti di ciò:. Da cosa lo ha dedotto? Ha detto di essere molto bravo a leggere il linguaggio del corpo. Ognuno si faccia l'idea che vuole, gli americani scelgano liberamente il loro commander-in-chief: quel che è certo è che lo spettacolo non mancherà. In un semplice forum sulla sicurezza nazionale Trump e Clinton non sono riusciti a rispettare l'invito del conduttore a non attaccarsi l'un l'altro. Immaginate cosa accadrà in questi 2 mesi di campagna elettorale, pensate a come si comporteranno durante il dibattito televisivo del 26 settembre. Un giorno toccherà anche all'Europa e all'Italia prendere atto delle scelte degli americani sul loro prossimo leader, magari pagarne anche le conseguenze: ma intanto che invidia, in queste Elezioni Usa ci si diverte davvero...(Dario D'Angelo)

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