BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Elezioni Usa 2016: 15 anni dopo l'11/9, come sei cambiata America...(oggi, 11 settembre 2016)

Elezioni Usa 2016: a 15 anni di distanza dagli attacchi alle Torri Gemelle di New York dell'11 settembre, cos'è rimasto dello spirito che unì gli americani contro la minaccia del terrorismo?

Torri Gemelle, 11 settembre Torri Gemelle, 11 settembre

ELEZIONI USA 2016: 15 ANNI DOPO L'11/9, COME SEI CAMBIATA AMERICA... (OGGI, 11 SETTEMBRE) - Le Elezioni Usa 2016 si fermano, almeno per un giorno, almeno per l'11 settembre. Un atto dovuto, da parte di Hillary Clinton e Donald Trump, nel 15esimo anniversario del giorno che ha cambiato definitivamente la storia contemporanea. Inutile ricordare cosa accadde in quello che in America sono soliti indicare come 9/11. Ognuno di noi ha ben impresso dove si trovava nel momento in cui i telegiornali diedero la notizia che gli aerei guidati dai terroristi di Al Qaeda, l'organizzazione terroristica con a capo Osama Bin Laden, avevano colpito le Torri Gemelle nel centro di New York. Poi il crollo, migliaia di persone rimaste intrappolate e schiacciate sotto le macerie. E la polvere, che si alzava altissima, fin sopra i grattacieli della Grande Mela, quasi a volerla oscurare, quasi a dire che era calato il sipario sul sogno americano. Eppure quel Paese, a fatica, fin dai primi tragici istanti seppe rialzarsi. Lo fece grazie all'eroismo dei suoi vigili del fuoco e dei soccorritori, grazie al coraggio del suo popolo, e anche all'unità che in un momento tanto difficile la classe politica a stelle e strisce seppe mostrare. Sono in tanti, ad esempio, a ricordare la reazione di George W. Bush quando apprese che l'America era sotto attacco. In quegli istanti il Presidente era in visita ad una scolaresca della Florida e quando il capo dello staff presidenziale Andy Card si avvicinò al suo orecchio sussurrandogli che due aerei avevano colpito le Twin Towers, restò impassibile. Cercò di non allarmare i bambini presenti in aula, si preoccupò di leggere loro una fiaba sugli animali. Qualcuno in seguito lo attaccò per essere stato poco reattivo, altri sostennero che in realtà non sapeva cosa fare: noi pensiamo che in un modo nell'altro sia stato il volto dell'America. Scosso, certo, ma anche pronto ad affrontare a petto in fuori la minaccia straniera, senza perdere il controllo. E cos'è rimasto nell'America di oggi dello spirito di allora? Hillary Clinton all'epoca era senatrice dello Stato di New York: nei giorni immediatamente successivi agli attacchi era al fianco di Rudy Giuliani, il primo cittadino della Grande Mela divenuto il sindaco d'America, pronta a collaborare per garantire la ripartenza di New York e degli Stati Uniti. Oggi invece rinnega le sue scelte, definisce sbagliato il voto favorevole all'invasione dell'Iraq proposta da Bush nel 2002, mentre il repubblicano Rudy Giuliani è uno dei suoi oppositori più strenui: uno di quelli che non manca di alzare il volume degli insulti per cercare di frenarne la corsa. Anche Donald Trump non fa niente per rievocare lo spirito di quei giorni: nell'additare il presidente Bush come il responsabile degli attacchi non fa onore alla storia del partito Repubblicano; né fa un servizio agli americani quando alimenta la sterile polemica riguardante il nome da attribuire alla matrice degli attentati che ancora sferzano il mondo intero: non sarà chiamandolo "Terrorismo Islamico Radicale" che il fenomeno cesserà. Quando promette di negare l'accesso in America a tutti i musulmani, Trump commette l'errore di generalizzare, rinnegando il gesto d'apertura che l'ultimo presidente del Gop, a 6 giorni dall'attacco a Ground Zero, ebbe la lucidità di compiere presentandosi in un Centro Islamico e affermando che "L'Islam è pace". Neanche Hillary si distingue per fair play dichiarando che insieme a lei sbagliarono in tanti nel giudicare cosa buona e giusta l'intervento in Iraq; né ha senso rivendicare il proprio ruolo all'interno della Situation Room nelle ore del blitz che portarono all'uccisione di Osama Bin Laden, che di quegli attacchi era il mandante. Come riferito a Politico da Mike Morell, l'uomo della CIA che rimase a stretto contatto con Bush nei minuti concitati degli attentati alle Torri e nelle ore successive, la prima telefonata che il Presidente Obama fece nel 2011 dopo aver avuto la sicurezza di aver ucciso Osama Bin Laden è stata al presidente Bush. Un presidente democratico ha telefonato al suo predecessore repubblicano mostrandosi rispettoso per colui che a quella battaglia aveva dato il via. Morell, fu poi inviato dal presidente Obama in persona da Bush per informarlo dei dettagli dell'operazione, e disse di aver letto sul volto dell'ex inquilino della Casa Bianca un senso di pace: una sorta di consapevolezza che quell'importante capitolo dell'America poteva definirsi veramente chiuso. Dov'è finito lo spirito di quei giorni? Si è smarrito nel populismo, nell'incapacità di interpretare i bisogni reali degli americani. E anche la narrazione di questa campagna per le Elezioni Usa 2016 contribuisce a creare un clima di incertezza e di terrore che bene non può fare ad una grande nazione come gli Stati Uniti: basta dire che, secondo un sondaggio realizzato dalla Cnn, gli americani quando ripensano agli attacchi dell'11 settembre sono più impauriti, più arrabbiati e più tristi rispetto a 5 anni fa. Servirebbe una ventata d'ottimismo, servirebbe ritrovare lo spirito di quei giovani che nel 2001 affollavano le piazze americane al coro di "U-S-A, U-S-A". Pur sbagliate che fossero, le scelte di 15 anni fa vennero prese da una classe politica unita, convinta di fare il bene dell'America. Non ha senso rinfacciare gli errori del passato, molto meglio recuperare uno stile di fare politica che ha reso grandi gli Stati Uniti. Lo meritano le vittime dell'11 settembre e i suoi eroi, chi ha combattuto ed è morto sperando in un futuro migliore. Sono solo pensieri in un giorno speciale: da domani si ripartirà con gli attacchi reciproci, con le accuse verso l'avversario di turno, in un gioco delle parti che 15 anni fa aveva cessato di esistere. No, non siamo sostenitori delle grandi coalizioni a tutti i costi, solo nostalgici dell'umanità espressa in quei giorni. Semplicemente convinti che non servano le tragedie per fare grande un Paese. Consentiteci questa riflessione l'11 settembre: almeno l'11 settembre, da domani si riparte. (Dario D'Angelo)

© Riproduzione Riservata.