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CAOS SIRIA/ Il piano per la "pace"? E' un golpe mascherato (ecco il documento)

In Siria (LaPresse) In Siria (LaPresse)

La violenza non risparmiò neanche gli osservatori dell'Onu mandati a vigilare sulla regolarità del voto: anch'essi furono presi di mira, accusati di essere "falsi testimoni". Tuttavia, nonostante la violenza, le elezioni avvennero ugualmente: il livello di partecipazione si rivelò inaspettatamente alto (57,41% di affluenza) così pure il sostegno al governo (il 60% dei cittadini votò di nuovo in massa al partito Baath).

Paradossalmente, i regnanti sauditi e qatarioti che non hanno mai concesso al loro popolo una costituzione così liberale come quella siriana del 2012, sono i promotori del piano di pace che dovrà portare democrazia e sviluppo in Siria. Se però approfondiamo ulteriormente il piano di pace dell'HNC, ci accorgiamo che il documento alla base delle trattative tra Russia e gli Stati Uniti, pur se contraddistinto dal blando linguaggio della "democrazia" e della "difesa dei diritti umani", è più simile alla richiesta di una resa incondizionata che ad un progetto di transizione per la riconciliazione del paese. Se sarà approvato dalla parte antagonista così com'è, aprirà le porte ad uno stato settario, suddiviso tra le forze rivoluzionarie "vincitrici" detentrici di una integrità morale "a prescindere" e quelle perdenti "macchiate del sangue degli innocenti": i presunti appartenenti a queste ultime categorie, compresi militari, operai o impiegati governativi se risulteranno compromessi con il regime, potranno essere privati del loro lavoro e dovranno essere rimossi dai loro incarichi e giudicati da varie "giunte" all'uopo istituite. 

In definitiva il documento, benché prometta grandi trasformazioni nazionali, appare tutto concentrato sulla pianificazione delle lotte per il potere e dalla svendita del paese agli stranieri. 

Chi ha concepito il piano ha voluto dire la parola "fine" alla laicità di un paese la cui peculiarità è la diversità di religioni e gruppi etnici ed il cui punto di forza è stato per anni l'ospitalità e la difesa delle minoranze.  A riprova di quanto detto, nel punto 9 si afferma che siccome la maggior parte dei siriani è araba e seguace dell'islam, la cultura araba islamica deve essere "la fonte fertile per la produzione intellettuale e le relazioni sociali tra tutti i siriani delle diverse etnie e credenze religiose". In altri punti si chiarisce in che modo le nuove regole che si imporranno saranno su base settaria: la rappresentatività di ogni gruppo sociale o religioso, sarà stabilità in base alla consistenza numerica nazionale. 

Questa interpretazione trova conferma nella lettura attenta di tutte le 25 pagine del piano e nell'insistenza, durante tutto l'arco delle tre fasi di transizione descritte, della distinzione tra "forze rivoluzionarie" e "regime".  


COMMENTI
12/09/2016 - Giù la maschera (claudia mazzola)

Bestiali e carnali come sempre... se non si ha come meta il bene comune.

 
12/09/2016 - Wishful thinking (Giuseppe Crippa)

Questa è la democrazia così come la vedono Obama e la Clinton e come la vorrebbe Renzi con il suo referendum.