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Esteri

CAOS SIRIA/ Il piano per la "pace"? E' un golpe mascherato (ecco il documento)

Attenzione puntata sull'accordo Kerry-Lavrov. Che tuttavia non muta la road map già decisa a Londra. Quest'ultima bisognerebbe conoscerla meglio, perché è contro la pace. PATRIZIO RICCI

In Siria (LaPresse)In Siria (LaPresse)

Mercoledì scorso l'High Negotiation Committee, la coalizione delle opposizioni siriane appoggiata dall'Arabia Saudita, ha presentato il proprio piano di pace per la Siria. Esso sta alla base delle trattative tra Stati Uniti e Russia. L'HNC ha accettato "cautamente" il piano Lavrov-Kerry solamente perché non viene contraddetto il loro. Tuttavia, il coordinatore HNC, Riyad Hijab, ha detto chiaramente che il suo gruppo respingerà ogni accordo Usa-Russia sulla Siria che si differenzia sui principali punti sollevati nella loro proposta. Il documento "Executive framework for a political solution" prevede poteri speciali per un certo periodo, ovvero la possibilità di fare leggi per decreto anziché portarle in parlamento per il voto: due anni è il tempo a disposizione perché le forze sedicenti "rivoluzionarie" possano prendere possesso dell'esercito, dell'economia, di tutto l'apparato statale e promulgare una costituzione ex-novo, senza il preventivo consenso delle urne. 

Non ci vuole molta fantasia per capire che una siffatta agenda mira ad apportare cambiamenti irreversibili. Tutti i punti del piano sono palesemente connessi e declinano solo l'autoritarismo: una sparuta cerchia ristretta di uomini dagli interessi egoistici si trasformerà in "riformatori" che faranno nomine, rimuoveranno incarichi, metteranno i loro uomini nei posti chiave, naturalmente guidati dai loro referenti esterni. 

Non tutti i lettori sapranno che in realtà una buona riforma costituzionale era già stata varata il 26 febbraio 2012. A differenza di quella concepita dall'HNC, il metodo di approvazione scelto da Assad fu l'approvazione popolare tramite referendum. La non rieleggibilità del presidente per più di due mandati e la rimozione del cinquantenario monopolio del partito Baath (art. 8), aprivano definitivamente al multipartitismo. In altre parole, erano praticamente state soddisfatte tutte le richieste dell'opposizione.

Il provvedimento di modifica della Carta era stato preceduto da un'amnistia generale e da tutte le riforme legislative richieste dall'opposizione: questi passi erano un'ottima base di partenza per la definitiva cessazione del conflitto. Poteva iniziare finalmente un nuovo capitolo per la storia del paese, all'insegna di una vera democrazia. Ma la risposta dell'occidente fu di segno negativo. Addirittura il giorno dopo l'approvazione della riforma costituzionale, l'Europa inasprì ulteriormente le sanzioni giustificando la sua decisione con quello che è ormai diventato lo slogan che tutti conosciamo: "il regime deve fermare la repressione contro i civili". E dopo pochi giorni una nave carica di armi che aveva come destinazione la Siria, fu bloccata in Libia.

Le prime elezioni multipartitiche della storia siriana si tennero dopo soli due mesi, il 7 maggio 2012. La Chiesa siriana appoggiò le consultazioni; i vescovi chiesero in maniera accorata la partecipazione di tutti i cittadini ed ai rivoluzionari domandarono un gesto di buona volontà. Per tutta risposta l'opposizione boicottò le elezioni e lanciò un'ondata di sanguinosi attentati in tutto il paese accompagnati da rapimenti, uccisioni arbitrarie di cittadini e di candidati. 


COMMENTI
12/09/2016 - Giù la maschera (claudia mazzola)

Bestiali e carnali come sempre... se non si ha come meta il bene comune.

 
12/09/2016 - Wishful thinking (Giuseppe Crippa)

Questa è la democrazia così come la vedono Obama e la Clinton e come la vorrebbe Renzi con il suo referendum.