BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

Elezioni Usa 2016/ Cosa succede se Hillary Clinton muore o si ritira: ecco il piano-B del Partito Democratico (oggi, 15 settembre 2016)

Pubblicazione:

Hillary Clinton (Foto:Lapresse)  Hillary Clinton (Foto:Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, COSA SUCCEDE SE HILLARY CLINTON MUORE O SI RITIRA: ECCO IL PIANO-B DEL PARTITO DEMOCRATICO (OGGI, 15 SETTEMBRE 2016) - In America non si parla d'altro: Hillary Clinton è malata? Nasconde problemi di salute che potrebbero impedirle di governare in caso di successo nelle Elezioni Usa 2016? E cosa accadrebbe se le sue condizioni diventassero talmente gravi da costringerla al ritiro prima del voto di novembre? E se morisse? Tante, forse troppe le domande che in queste ore  i cittadini statunitensi si stanno ponendo, incerti se arrabbiarsi per l'ennesima omissione/bugia dell'ex segretario di Stato o preoccuparsi delle sorti di colei che per molti mesi, vuoi per l'esperienza accumulata in anni di incarichi di governo, vuoi per il vantaggio attestato dai sondaggi su Donald Trump, è stata di fatto il Presidente Usa in pectore. E cosa può fare un candidato nell'occhio del ciclone come Hillary in questi casi? Cercare di aspettare che la bufera passi da sola non sempre può rivelarsi la scelta più azzeccata, soprattutto se l'elettorato è affamato di risposte e chiarimenti. Meglio allora tentare di intervenire: come? Minimizzando l'accaduto. Il malore? Niente di che. Lo svenimento? Non c'è mai stato. In sintesi è questo il tentativo messo in atto da Hillary, che martedì ha cercato di rassicurare prima di tutto la sua base tramite una telefonata al programma "Anderson Cooper 360" in onda sulla Cnn.

Clinton per prima cosa ha detto di stare meglio rispetto al giorno del malore; poi ha chiarito essere stata sempre cosciente e di avere perso l'equilibrio soltanto per un minuto a causa di un senso di vertigine. Una volta seduta sul van che poi l'ha trasportata a casa della figlia Chelsea, e bevuto un bicchiere d'acqua, Hillary ha detto di avere cominciato a sentirsi subito molto meglio. Anderson Cooper, che fra le altre cose sarà uno dei moderatori dei dibattiti tra Clinton e Trump, ha chiesto a Hillary del perché non avesse dato conto della polmonite che il suo medico personale le aveva diagnosticato due giorni prima del malore e la risposta della democratica è stata tanto candida, quanto poco credibile e allo stesso tempo inattaccabile:"Non pensavo sarebbe stato un grosso problema". Clinton ha aggiunto che al momento della diagnosi la dottoressa Bardack le aveva suggerito di osservare 5 giorni di riposo: un saggio consiglio che probabilmente le avrebbe risparmiato moltissimi guai fisici e politici e che lei ha evidentemente ignorato.

Dopo l'intervista con Cooper sulla Cnn, Hillary si è concessa un messaggio su Facebook volto a ringraziare tutti coloro che in questi giorni le hanno augurato una pronta guarigione; poi, a nostro avviso, ha tentato una specie di gioco di prestigio, cercando di far passare la polmonite come un normale contrattempo nella vita di una persona di buona salute. Lo ha fatto dicendo che non è poi così male avere un po' di tempo da trascorrere con i propri cani, ma ha sottolineato che non è abituata a restare a casa quando è malata e per questo non vede l'ora di tornare al lavoro.

Sembrano i discorsi che la nostra vicina di casa potrebbe fare parlando con il condomino dell'influenza stagionale davanti all'ascensore, vero? Invece Hillary ha 68 anni e soprattutto una polmonite, che a quell'età non è mai uno scherzo. Sarà per questo che come riporta Politico, per quanto all'apparenza tutti si dicano convinti che la Clinton tornerà presto in pista, nel partito Democratico qualcosa sottotraccia comincia a muoversi. Chiamatelo pure piano B: nel Comitato Nazionale del Partito Democratico si inizia a pensare a cosa fare nel caso di un ritiro improvviso della candidatura di Hillary Clinton.

Secondo Don Fowler, che del Democratic National Committee è stato presidente dal 1995 al 1997, il partito farebbe un grave errore se non si preparasse all'eventualità che Clinton possa ritirarsi. Ed è probabilmente l'esperienza a far parlare Fowler, che nel 1972 fu tra quanti effettuarono l'unica sostituzione di un candidato ritiratosi prima delle Elezioni nella storia del partito Democratico. In quel caso si trattava di Thomas Eagleton, aspirante vicepresidente con problemi di salute mentale rilevato da Sargent Shriver, che poi venne sconfitto assieme a George McGovern da un certo Richard Nixon.

Fowler è convinto che la sostituzione improvvisa di Hillary potrebbe portare le fazioni del partito a scontrarsi: da una parte, ad esempio, potrebbero schierarsi i sostenitori di Bernie Sanders, il candidato sconfitto alle Primarie da Clinton che potrebbe reclamare la nomination essendo colui che dopo Hillary ha collezionato il maggior numero di delegati; d'altra parte sarebbero in tanti a chiedere che ad essere rappresentata sia la frangia di partito più vicina alle idee politiche di Clinton e in quel caso più che l'estremista Sanders, i nomi più probabili per una successione sarebbero quello di Joe Biden, attuale vice di Obama, e Tim Kaine, aspirante vice di Hillary. La sensazione è che le regole, vista l'eventualità poco probabile che un candidato alla presidenza muoia o si ritiri spontaneamente prima del voto, attualmente lascino troppo spazio alle interpretazioni.

Fowler auspica che il presidente Obama in persona e tutti i leader democratici si mettano d'accordo per convocare una riunione del Democratic National Commitee che sia in grado di stipulare in maniera unanime dei passi procedurali da compiere nel caso la sostituzione si renda necessaria. Secondo il team di Clinton, questi discorsi possono essere catalogati come fanta-politica. In tutte le dichiarazioni pubbliche, dallo staff di Hillary si dicono convinti che molto presto Clinton tornerà a battagliare (la NBC ipotizza già da venerdì) e metterà a tacere tutti questi rumours. A tal proposito la prova del nove potrebbe avere luogo tra meno di due settimane: immaginate di dover parlare per quasi 3 ore in uno studio televisivo, con i riflettori puntati addosso, pensando che a guardarvi vi siano milioni di americani e che quei 180 minuti potrebbero dire molto del futuro della vostra vita su questo mondo. Stress emotivo e stress fisico, quale test migliore del dibattito televisivo del 26 settembre per capire se Hillary Clinton può davvero sostenere questa campagna elettorale e ambire alla Casa Bianca? (Dario D'Angelo)



© Riproduzione Riservata.