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BRASILE/ Per Dilma è un golpe, ma 11 milioni di disoccupati "testimoniano" contro di lei

Pubblicazione:venerdì 2 settembre 2016

Dilma Rousseff (LaPresse) Dilma Rousseff (LaPresse)

L'avvocato della presidente è stato perentorio: "è ovvio che non esistono i reati di responsabilità di cui si accusa Dilma. Tutti i presidenti precedenti hanno preso simili misure fiscali ma nessuno ha mai sostenuto che fossero illegali. Ciò che c'è stato è stato un cambiamento di interpretazione giuridica, che a mio parere è stata errata e spinta politicamente".

Il 12 maggio la sospensione è decretata dal senato: 55 voti a favore e 22 contrari. Da quel momento la Rousseff si è difesa da ogni accusa, tacciando i suoi calunniatori di sensazionalismo e di sommare alle imputazioni scelte compiute anche dai suoi ministri. Temer, dal canto suo, durante gli ultimi tre mesi ha già cominciato un fitto piano di riforme: limitare la spesa pubblica e riformare il sistema pensionistico, considerato troppo generoso. La situazione brasiliana è in effetti catastrofica, si tratta della peggiore recessione economica dagli anni Trenta: solo nel 2021 è previsto un ritorno al Pil pro-capite del 2013 e pertanto sono necessarie riforme profonde, come il contenimento della spesa pubblica e la razionalizzazione del sistema impositivo.

Dopo i giochi olimpici di Rio, il 9 agosto torna alla ribalta il tema impeachment, tanto che i senatori approvano in maggioranza la continuità del processo. Il 29 agosto Dilma si difende da sola davanti a Congresso: "sono vittima di una pena di morte politica", e "siamo a un passo da una grave rottura istituzionale", che non ha esitato a definire golpe. Anche i richiami alle torture subiti nel corso dell'ultima dittatura militare non sono valsi a salvarla. In ogni caso, le si permetterà di ricandidarsi alle prossime elezioni, previste per il 2018.

La battaglia non si è conclusa: gli esponenti del PT ricorreranno al Supremo Tribunale Federale, in caso di sconfitta si palesano già altre possibilità tra le quali adire gli organismi internazionali come la Commissione Interamericana per i diritti umani e la Corte Interamericana per i diritti umani, ma il supporto popolare è minimo: solo 1500 militanti del PT e dei movimenti sociali di sinistra hanno manifestato al Congresso per esprimere la propria solidarietà alla presidente, un dato che mette in luce l'isolamento della Rousseff.

Restano le elezioni amministrative di ottobre come banco di prova per il PT. Non sarà semplice: contro il partito c'è l'intero ceto medio brasiliano, che ha visto ridursi drasticamente il suo potere d'acquisto ed è corroso dalla disoccupazione. Senza dimenticare che il trend positivo che aveva consentito l'espansione del mercato interno e una maggiore mobilità sociale è giunto al capolinea.



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