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ISIS/ Al Adnani? Il suo metodo è nuovo e funziona, ma noi siamo fermi ai "lupi solitari"

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Abu Mohammad al-Adnani (Foto dal web)  Abu Mohammad al-Adnani (Foto dal web)

Adnani ha sviluppato la teoria secondo cui il "terrorista del futuro" è un giovane musulmano occidentale arrabbiato, che magari non frequenta le moschee e non ha mai incontrato di persona un esponente dell'Isis, ma tramite Internet si radicalizza e compie attentati con mezzi di fortuna, da un coltello a un camion lanciato contro la folla com'e avvenuto a Nizza il 14 luglio 2016.

Come ha mostrato lo storico svizzero Olivier Moos nel suo Le jihad s'habille en Prada (Religioscope, Friburgo 2016), non è "strano" che molti degli ultimi attentatori non avessero mai messo piede in una moschea, facessero uso di droghe e avessero una vita sessuale sregolata. È al contrario "normale" e corrisponde alla nuova strategia di reclutamento di Adnani, il cui obiettivo tipico è un musulmano che odia la società occidentale in cui vive e la accusa di non avergli offerto il benessere promesso, che passa molte ore su Internet, e che idealizza la violenza in genere. Si parla molto di "lupi solitari", ma l'analisi è vecchia: le nuove comunità sono virtuali, vivono solo su Internet, e nessun lupo è più veramente solitario. È vecchia anche la distinzione fra terroristi legati all'Isis e terroristi che soffrono semplicemente di turbe psicologiche; la nuova propaganda dell'Isis modello Adnani va precisamente alla ricerca di candidati al terrorismo che manifestino qualche disadattamento psicologico...

Ne consegue che anche l'anti-terrorismo va ripensato radicalmente. Chiudere le moschee dove si predica l'odio non è inutile – alcuni terroristi sono ancora reclutati lì — ma non serve contro i "nuovi" terroristi reclutati con il "metodo Adnani", che frequentano i night-club molto più delle moschee. La sorveglianza del territorio e della Rete sono senz'altro utili, ma ultimamente la lotta al terrorismo di nuova generazione implica un'offerta d'integrazione intelligente che disinneschi il vittimismo di tanti giovani immigrati, il quale costituisce il terreno su cui fiorisce il reclutamento dei terroristi. Gesti simbolici come la proibizione del velo o del burkini e slogan contro l'islam in genere alimentano invece quello stesso vittimismo e finiscono per rendere più facile l'azione di propaganda delle organizzazioni terroristiche.

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