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ATTACCO A NEW YORK/ Mori: così i jihadisti vogliono far vincere Trump

Donald Trump (LaPresse) Donald Trump (LaPresse)

Sì, la strage di Atocha. Gli attentati del 2004 alla stazione di Madrid avvennero pochi giorni prima delle elezioni politiche. In quell’occasione vinse Josè Luis Zapatero, il quale ritirò il contingente spagnolo dall’Iraq. Fu considerata dai terroristi come una grandissima vittoria, nonché come la dimostrazione che il loro sistema era valido.

 

In che senso?

Lo scopo di Al Qaeda e Isis non è dichiarare guerra ai singoli Paesi di Europa e America, bensì cacciare dalla terra dell’islam i “crociati occidentali”. L’attentato di Madrid fece sì che il governo Zapatero cedesse e ritirasse le sue truppe dall’Iraq. Questo è il fine diffuso, che nel caso dell’Italia è riuscito senza compiere un solo attentato in quanto anche il nostro Paese non si è più impegnato con i cosiddetti “scarponi sul terreno”.

 

In questo caso chi vogliono fare vincere gli attentatori del New Jersey?

Una vittoria di Trump potrebbe sortire l’effetto che tutti questi attentati si ripromettono. Mentre l’attività di Hillary Clinton sarebbe più o meno una ripetizione della posizione assunta nel corso del secondo mandato presidenziale di Barack Obama, quella di Trump sarebbe sicuramente molto diversa. In un certo senso sarebbe infatti più aggressiva, in un altro più isolazionista. Tutto sommato è ciò che si aspettano gli attentatori di Manhattan: decisioni più nette, attacchi più cruenti. Nella prospettiva di qui a dieci anni vedono gli Stati Uniti che o si ritirano completamente dal Medio Oriente o si impegnano e si dissanguano in una serie di atti di guerra fino a risultarne indeboliti.

 

(Pietro Vernizzi)

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