BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Elezioni Usa 2016/ Come cambia la campagna per la Casa Bianca tra Clinton e Trump dopo gli attentati in America (oggi, 20 settembre)

Elezioni Usa 2016: dopo gli attentati a New York, in New Jersey e in Minnesota, la campagna elettorale per la Casa Bianca tra Hillary Clinton e Donald Trump avrà delle ripercussioni?

Donald Trump (Foto:Lapresse) Donald Trump (Foto:Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, COME CAMBIA LA CAMPAGNA TRA CLINTON E TRUMP DOPO GLI ATTENTATI IN AMERICA (OGGI, 20 SETTEMBRE) - Scoppia una bomba a New York, e di fatto scoppia anche nel dibattito delle Elezioni Usa 2016. In attesa di ottenere ulteriori dettagli su quanto avvenuto nel quartiere di Chelsea, a Manhattan, a meno di 50 giorni dal voto dell'8 novembre non si può non sottovalutare l'impatto che un attentato sul suolo americano possa determinare dal punto di vista politico. Ma sono gli approcci alla notizia dei due candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, ad interessarci maggiormente. Nelle fasi immediatamente successive all'esplosione nella Grande Mela è sembrato di assistere alle dichiarazioni di un Presidente in carica e del leader dell'opposizione. Ad interpretare il ruolo di comandante in capo "ufficiale", attento a pesare ogni affermazione in attesa di nuovi sviluppi, è stata Hillary. L'ex segretario di Stato, dal suo aereo si è limitata a dire che prima di giudicare era meglio capire cosa fosse accaduto, aggiungendo che in questi casi è importante ottenere informazioni precise sui fatti e capire chi c'è dietro. Nulla da eccepire: un comportamento cauto, in linea con l'atteggiamento di un leader responsabile che aspetta di sapere da dove proviene la minaccia prima di lanciarsi in proclami che alla lunga potrebbero rivelarsi controproducenti. Non è un caso che anche molte ore dopo l'esplosione lo stesso Presidente Obama non abbia rilasciato dichiarazioni. Di lui i media americani hanno detto che nei minuti dell'esplosione si trovava a Washington per una cena di gala del Congressional Black Caucus Foundation per Hillary Clinton e che "è stato informato dei fatti". Niente di più e niente di meno. Un Presidente segue gli sviluppi insomma, non dà in pasto alla stampa dichiarazioni incendiarie. Per questo le parole di Trump sono apparse quelle di un capo della minoranza (quale in effetti è attualmente essendo il candidato dei Repubblicani), per questo è sembrato evidente di nuovo che quello del tycoon sia un profilo adatto più a criticare, che a governare. Trump, scendendo dal suo aereo privato, è stato il primo a parlare di una bomba a Manhattan: ha anticipato le autorità che ancora non avevano fornito dettagli sulle circostanze dell'esplosione, gettando di fatto nel panico milioni di cittadini. Ed è forse proprio questo l'obiettivo di Trump in questo momento: fare leva sulle paure degli americani, solleticare quei sentimenti di ansia e angoscia che a 15 anni dall'11/9 sembravano dimenticati. Non c'è solo New York a preoccupare, c'è anche il lupo solitario dell'Isis a St. Cloud, in Minnesota, che accoltella 9 persone inneggiando ad Allah e ricorda a tutti che il pericolo terrorismo si annida non solo nelle metropoli, ma ovunque. E sono questi episodi a rinforzare la narrazione di Trump. Alcune settimane fa il repubblicano aveva accusato Hillary Clinton e Barack Obama di rifiutarsi di definire il fenomeno come "terrorismo islamico radicale". Come pensate che reagiranno gli americani sapendo che ancora una volta sono stati cittadini di religione musulmana ad attentare alla loro sicurezza? Sceglieranno di affidarsi ad una candidata che predica calma e prudenza o decideranno di dare fiducia ad un uomo che sostiene di poter sconfiggere l'Isis in un mese? La sensazione diffusa è che l'attentato a New York, l'aggressione in Minnesota e perfino l'ordigno ritrovato in New Jersey sul percorso di una maratona di marines poi rinviata, contribuiscano a fare il gioco di Trump. The Donald ha commentato l'esplosione nella Grande Mela dicendo che questi sono tempi duri, che il mondo sta vivendo un periodo terribile e per questo è arrivato il momento di "usare le maniere forti" e di essere "intelligenti e vigili". Nel proporsi come il candidato di "legge e ordine", nel riesumare uno degli slogan che nel 1968 portarono Richard Nixon a diventare Presidente, seppure con obiettivi differenti, Trump diventa l'uomo al quale affidarsi in caso di pericolo. Nel modulare il suo "Make America Great Again" in "Make America Safe Again", il richiamo ad una maggiore sicurezza rischia di fare breccia in un Paese tanto forte quanto desideroso di scacciare l'incubo terrorismo. D'altro canto la differenza nella condotta tra Clinton e Trump era parsa evidente fin dall'inizio dell'escalation di attentati dell'Isis in Occidente, con gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015, quando Hillary si diceva desiderosa di intensificare la collaborazione con gli alleati europei in fatto di prevenzione dei rischi e Trump si domandava come sarebbe finita per i terroristi se all'interno dei locali assaltati i cittadini avessero avuto delle armi. La conferma della volontà di cavalcare l'onda del terrore si è avuta ieri, quando Trump ha scritto su Twitter che sotto la leadership di Obama e Clinton gli americani hanno vissuto più attacchi in casa che vittorie all'estero e che è venuto il momento di cambiare registro, di essere forti. La risposta di Clinton, come riportato da Ansa Usa 2016, non si è fatta attendere molto. Parlando con i giornalisti, l'ex segretario di Stato ha ribadito di essere l'unica ad aver preso decisioni difficili per eliminare i terroristi dal campo di battaglia, rispondendo che il fantomatico "piano segreto" di Trump per eliminare l'Isis in realtà non esiste. Clinton ha sottolineato l'importanza della determinazione in questa guerra atipica, un atteggiamento che a suo dire non deve fare spazio alla paura. Ed è proprio in questa differenza che si gioca la partita delle Elezioni Usa 2016: in un'epoca caratterizzata da attentati terroristici sembra scontato che a beneficiare elettoralmente degli attacchi all'America sia Donald Trump; starà ad Hillary cercare di ribaltare la situazione, tentando di spiegare ai suoi connazionali che non è possibile iniziare un braccio di ferro vecchio stampo, perché non c'è una nazione da spazzare via come in passato, perché il nemico si nasconde, si maschera, per poi tornare a colpire quando meno te l'aspetti. Nella prevenzione, nella collaborazione tra intelligence di diversi Paesi, nel contrasto al reclutamento di nuovi jihadisti, si cela forse la giusta strategia per combattere il terrore; ma non sempre le scelte migliori sono le più redditizie in campagna elettorale. Hillary Clinton lo sa, Trump pure: se le paure prevarranno sul buon senso lo capiremo fin dai prossimi sondaggi. (Dario D'Angelo)

© Riproduzione Riservata.