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Esteri

GEO-POLITICA/ Il weekend che può cambiare i rapporti Usa-Russia

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Contemporaneamente, poi, ecco che l'allarme interno cala sulla situazione come un sipario che tutto copre e tutto giustifica: penso che la stabilità mediorientale sia, oggi come non mai, su un crinale estremamente pericoloso. Questo, oltretutto, dopo che gli Usa hanno appena venduto armi per 1,5 miliardi di dollari all'Arabia Saudita (la stessa che hanno reso processabile per complicità nell'11 settembre) e hanno stanziato aiuti militari per Israele per 38 miliardi di dollari, la singola più grande commessa di sempre e proprio nei giorni in cui una mail hackerata di Colin Powell ha fatto scoprire che Tel Aviv è in possesso di 200 testate nucleari. 

Non so voi, ma io penso che non ci sia affatto da stare tranquilli, perché quanto accaduto in soli tre giorni può cambiare del tutto lo scacchiere mediorientale e quello dei rapporti di forza tra Usa e Russia: dubito che Putin, il cui partito - Russia Unita - proprio questo fine settimana ha vinto le elezioni parlamentari, aggiudicandosi il 54,2% dei voti, forte quindi di un rinnovato consenso anche se a fronte di un crollo dell'affluenza, scesa al minimo storico del 47%, accetterà ancora molte provocazioni simili. 

Lo ripeto, questo fine settimana è cambiato tutto. Dopo i recenti sviluppi militari e diplomatici, Mosca potrebbe presto dichiarare i cieli siriani off-limits per l'aeronautica Usa, togliendo agli americani anche quella preziosa capacità di ricognizione con droni, metodo con il quale assistono direttamente i terroristi sul campo. Con due mesi alle elezioni e un Obama completamente travolto dagli eventi, una decisione di questo calibro manderebbe in frantumi i piani americani e sarebbe un segnale forte e inequivocabile: la Russia non tollera più l'ambiguità degli Stati Uniti e li considera parte integrante del fronte terroristico, con tutte le conseguenze del caso. In uno scenario del genere, sarebbe bene che qualcuno vicino all'inquilino della Casa Bianca gli ripetesse un concetto. 

Non è detto che Mosca arrivi al punto di dichiarare un veto sui cieli siriani, ma, nel caso in cui dovesse accadere, è bene essere consapevoli che una violazione comporterebbe un'immediata reazione di batterie S-400 pronte a disintegrare i velivoli nemici, americani compresi. Obama vuole essere ricordato come il presidente che scelse di violare l'ipotetica no-fly-zone russa in Siria, scatenando scenari apocalittici? A lui la scelta, con la speranza che sia ancora in grado di porre un freno alle conseguenze tragiche che milioni di cittadini americani e non subirebbero per colpa di una sua errata decisione. 

Il mio timore, visto quanto accaduto e vista la capriola di Trump in fatto di interventismo in politica estera, mi fa pensare che la disperazione negli Usa sia veramente andata fuori controllo. Sono tempi davvero pericolosi. E, cosa peggiore, con attori in campo senza una strategia, se non quella di voler vincere a tutti i costi. 

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