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SIRIA/ I retroscena che preparano il nuovo "scontro" tra Stati Uniti e Russia

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John Kerry con Vladimir Putin (LaPresse)  John Kerry con Vladimir Putin (LaPresse)

Le conclusioni della conferenza sunnita tenutasi a Grozny alla fine di agosto sembravano essere un punto di svolta nel mondo musulmano con la traumatica condanna del wahabismo/salafismo, definito come origine dell'estremismo islamico, da al Qaeda all'Isis, passando per la Fratellanza musulmana. 

Questo giudizio costituiva una sconfessione anche teologica del regime saudita, che della corrente wahabita ha fatto il fondamento del suo potere, insieme al Qatar e altri Stati del Golfo. La riunione, non a caso tenuta in Cecenia, sembrava sancire il ruolo determinante della Russia, mentre la condanna dei Fratelli musulmani rappresentava una vittoria del regime militare egiziano, rafforzata dalla significativa presenza di al Azhar alla conferenza. Gli sconfitti sembravano, quindi, gli Stati Uniti che continuano, sia pure in modo non del tutto coerente, a sostenere l'Arabia Saudita. 

Nel giro di un paio di settimane tutto sembra essere rimesso in discussione. Sotto il profilo teologico, da Al Azhar è arrivata una pesante smentita sul ruolo a Grozny della moschea e del suo grande imam, al Tayeb. Secondo quanto riportato da al Monitor, in un comunicato alla stampa del 6 settembre, il vice grande imam della moschea cairota ha dichiarato che al Azhar come tale non ha partecipato alla conferenza, né tanto meno l'ha organizzata. Di più, il comunicato afferma che le conclusioni hanno tradito le parole di al Tayeb, che nel suo discorso iniziale aveva incluso nel "vero" sunnismo anche i salafiti.

Il comunicato appare come un tentativo di riconciliazione con l'Arabia Saudita, la cui tesi è che la conferenza è stata manovrata dai russi in funzione antisaudita, in accordo con il governo egiziano. I sauditi avevano infatti accusato Al Azhar di essere asservita al governo di al Sisi. Malgrado anche le sue finanze siano indebolite dalla guerra del petrolio da lei scatenata, l'Arabia Saudita rimane ancora sufficientemente importante per sconsigliare scontri diretti, sotto il profilo religioso, ma soprattutto sotto quello economico. Preoccupazione manifestata, già a Grozny, da esponenti di Paesi come India e Malesia, insieme peraltro alla denuncia della seria minaccia causata dall'espansione dell'estremismo wahabita.

Particolarmente pericolosi sono però gli ultimi avvenimenti sul piano geopolitico, con il bombardamento americano di una base dell'esercito governativo siriano durante la tregua sponsorizzata da Usa e Russia. La conferenza di Grozny era una delle ultime mosse di Mosca per dare alla Russia il ruolo di "Lord Protettore" di un nuovo assetto stabile della regione, approfittando della disastrosa politica statunitense e del vuoto lasciato dalle ex potenze europee. Una stabilità che sarebbe stata assicurata da un'intesa di interesse tra una serie di Stati governati in modo autoritario: la Russia di Putin, l'Iran degli ayatollah, la Turchia di Erdogan, l'Egitto di al Sisi.



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