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SCENARI/ Ucraina, dietro l'Europa le promesse tradite (degli Usa)

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Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)  Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)

Anche gli Stati Uniti hanno lanciato l'allarme attraverso il vicepresidente Joe Biden, che ha avvertito che senza riforme almeno cinque governi europei potrebbero chiedere il ritiro delle sanzioni contro la Russia, indebolendo così la posizione di Kiev verso Mosca. Il rinnovo delle sanzioni dovrebbe essere discusso il mese prossimo e, in effetti, diversi Paesi europei, tra i quali è annoverata l'Italia, sarebbero propensi a lasciarle cadere, vista la loro sostanziale inutilità, se non dannosità.

Uno dei motivi alla base dell'insorgenza del Majdan era la rottura da parte di Yanukovich dei colloqui per l'associazione all'Unione Europea e, di conseguenza,il nuovo Parlamento ha subito dato il via al progetto di associazione. Attualmente i rapporti con l'Ue sono gestiti con un accordo provvisorio che, per diventare definitivo, deve essere approvato da tutti i 28 membri dell'Unione. Negli scorsi giorni il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha dichiarato che il suo governo non firmerà il trattato di associazione, che è stato rifiutato nel referendum tenuto nei Paesi Bassi lo scorso aprile. Il risultato del referendum non è vincolante e la partecipazione era stata solo del 32%, di poco superiore al minimo richiesto del 30%. Tuttavia, sotto la pressione dei partiti di opposizione, Rutte sembra intenzionato a non ratificare il trattato, a meno di cambiamenti che sembrano tuttora in discussione con Bruxelles.  

L'Ucraina sembra purtroppo essersi aggiunta a una serie, troppo lunga, di Paesi in cui l'intervento americano non ha tenuto fede alle motivazioni e alle promesse per cui era stato fatto: Afghanistan, Iraq, Siria, Libia. "Il mio Paese non ha avuto la svolta europea che era stata promessa. Quelli arrivati al potere a Kiev con gli applausi delle élite occidentali sperano ora che i loro partner internazionali chiudano un occhio sul modo in cui gestiscono il Paese", scrive su The Guardian Vadim Novinsky, parlamentare ucraino dell'opposizione. E denuncia una serie di interventi del governo diretti a contrastare in modo autoritario le opposizioni. Importante la sua conclusione: "l'Ucraina ha un bisogno disperato di pace con i suoi vicini. Il Paese chiede una riconciliazione nazionale. Devono essere rispettati i diritti legittimi delle opposizioni. Solo raggiungendo questi obiettivi fondamentali possiamo affrontare l'impegnativa missione di ricostruire il nostro Paese, così da diventare una risorsa per l'Europa, non un peso e un problema". Riuscirà l'Europa a rispondere seriamente a un invito così drammaticamente ragionevole?

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