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SCENARI/ Ucraina, dietro l'Europa le promesse tradite (degli Usa)

Pubblicazione:domenica 25 settembre 2016

Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse) Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)

Alcuni fatti recenti hanno riportato in evidenza il conflitto in Ucraina, finora oscurato dalle tragedie mediorientali. Innanzitutto la visita del presidente ucraino negli Stati uniti e il suo discorso alla Assemblea delle Nazioni Unite. Poroshenko ha accusato Putin di condurre una guerra ibrida, una guerra non dichiarata contro il suo Paese, aiutando i separatisti filorussi dell'Ucraina orientale finanziariamente, con la propaganda, con l'invio di mercenari e di propri soldati. Poroshenko non è riuscito ad incontrare Trump, ma nell'incontro con Hillary Clinton ha avuto assicurazioni sul completo appoggio contro Mosca nel caso lei diventasse presidente. Negli stessi giorni, il Congresso ha votato un progetto di legge che consente la fornitura di armamenti all'Ucraina, provvedimento finora bloccato tuttavia da Obama.

Lo stesso Poroshenko ha però dovuto difendersi dalle critiche per le mancanze del governo ucraino nella realizzazione degli Accordi di Minsk, gli accordi firmati nella capitale bielorussa nel settembre 2014 tra Russia, Ucraina e separatisti, la cosiddetta Minsk 1, e poi ripresi nell'accordo Minsk 2 del febbraio 2015 tra Usa, Russia, Francia e Germania, garanti del loro rispetto da parte del governo ucraino e dei separatisti filorussi. Da allora, tregua dopo tregua e con un continuo palleggio di responsabilità, la pace è rimasta lontana, nonostante la guerra abbia fatto finora più di 9.600 vittime e causato quasi due milioni di rifugiati.

Dopo la cacciata di Yanukovich, nel 2014, l'annessione della Crimea da parte della Russia e l'inizio del conflitto nella parte orientale, l'economia ucraina ha cominciato ad affondare, con un costante peggioramento delle condizioni di vita del popolo, mentre è rimasto pressoché intatto il potere degli oligarchi e l'elevatissimo livello della corruzione, che pone l'Ucraina in fondo alla graduatoria europea. I due governi succedutisi dopo Yanukovich hanno cercato di varare riforme, ma la situazione viene ancora giudicata lontana da un livello minimamente accettabile. E' per esempio il giudizio del Fmi che, dopo averlo bloccato per diversi mesi, ha dato il via a un finanziamento di un miliardo di dollari, ma con un giudizio piuttosto severo sulle riforme attuate, o meglio, non attuate.

Le difficoltà di agire in profondità ed efficacemente contro un sistema ormai consolidato, che tocca perfino la cerchia attorno al presidente, anche se Poroshenko non è direttamente coinvolto (sebbene anch'egli classificabile come un oligarca),  sono state riconosciute sia dal precedente Primo ministro, Arseniy Yarsenyuk, che dall'attuale, Volodymyr Groysman. Il problema sembra essere soprattutto il sistema giudiziario, per il quale viene suggerito un rinnovo totale, data la concentrazione di magistrati corrotti o comunque conniventi. Interessante la notazione, riportata dal britannico Independent, di un parlamentare ucraino di origine afgana, Mustafa Nayeem: "Se critichi il sistema, vieni accusato di essere un populista, o addirittura di lavorare per i russi, così cercano di evitare le loro responsabilità". 


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