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Esteri

SIRIA/ Usa e Russia, la guerra in Medio oriente (e Libia) è già cominciata

I ribelli sgombrano la città di Homs (LaPresse)I ribelli sgombrano la città di Homs (LaPresse)

Non solo: allargando lo sguardo poco al di là della Siria, nell'area ci sono tanti buoni motivi per cui Putin ha tutto l'interesse a soffiare sul fuoco della discordia piuttosto che sul vento della pace. C'è in gioco molto di più di un paese martoriato dalla guerra con uno sbocco sul mare. C'è in gioco un nuovo ordine internazionale in cui la Russia può ambire a ricoprire la posizione di attore egemone ed è per questo che Putin spinge per un'alleanza politica, militare ed economica, con l'Iran e la Cina, per far arretrare gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali in Medio Oriente ed entrare senza colpo ferire negli spazi lasciati liberi dalla presenza del nemico strategico. A solo titolo semplificativo, nel 2011, subito dopo il ritiro delle truppe americane dall'Iraq, la Russia ha iniziato ad intessere accordi per la fornitura di armi con il governo del primo ministro Nuri al-Maliki con cui, nell'ottobre del 2012, ha siglato contratti per la vendita di armamenti per oltre 4  miliardi di dollari. Nel 2014, subito dopo la condanna americana del golpe di al Sisi e la conseguente minaccia di interruzione degli aiuti militari — 1,5 miliardi di dollari annui — l'Egitto avrebbe firmato un accordo con la Russia per la fornitura di armi per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari. Non è un caso se il primo viaggio all'estero del presidente egiziano si sia svolto proprio in Russia. 

Gli esempi potrebbero continuare ma tanto basta per capire come, visto da questa prospettiva, ogni Stato del Mediterraneo rappresenti, come in un rinato assetto clientelare bipolare, una pedina indispensabile del personale risiko delle due superpotenze. Per questo motivo gli Stati Uniti hanno svenduto la causa curda alla Turchia, pur di riaverla al loro fianco dopo la minaccia di defezione e di riallineamento nella sfera russa, conseguente alle "bizze" americane sull'estradizione di Fethullah Gülen, considerato da Erdogan il mandante del fallito golpe. Ed è anche per questo motivo che in Libia gli Stati Uniti si sono affrettati a sostenere il Governo di accordo nazionale di Serraj, supportando con i raid aerei le truppe di Misurata, a lui fedeli, nella guerra contro il califfato a Sirte, tentando così di arginare la possibile minaccia della Russia che, oramai da tempo, sostiene, arma e finanzia il generale Haftar. 

Visto da questa prospettiva il dramma del popolo siriano appare solo come un triste epifenomeno della lotta per l'egemonia nel Medio Oriente, sacrificabile sull'altare dell'interesse nazionale. 

E la pace è sempre più lontana.

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