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Esteri

SIRIA/ Usa e Russia, la guerra in Medio oriente (e Libia) è già cominciata

Dopo gli ultimi sanguinosi bombardamenti, la pacificazione della Siria appare difficile da realizzare. Basta guardare alle rispettive strategie e alleanze di Russia e Usa. MICHELA MERCURI

I ribelli sgombrano la città di Homs (LaPresse)I ribelli sgombrano la città di Homs (LaPresse)

Venerdì in Siria nuovi bombardamenti ad est della martoriata Aleppo hanno causato la morte di circa 90 persone, tra cui decine di bambini. Secondo fonti locali l'offensiva è stata compiuta dalle forze del regime siriano e da quelle russe nella zona della città controllata dai ribelli. Pochi giorni prima la coalizione anti-Isis a guida americana aveva ammesso di aver colpito "in modo non intenzionale" una base governativa nell'est del paese, provocando la morte di 62 militari. Nel frattempo, lo scorso martedì, le Nazioni Unite hanno bloccato le spedizioni di aiuti in Siria dopo l'abbattimento di un convoglio umanitario diretto ad Aleppo. La Russia accusa gli americani di sostenere lo stato islamico e altri gruppi terroristici, gli Stati Uniti accusano la Russia di bombardare i civili. Ecco, in estrema sintesi, il tragico epilogo dell'ennesima tregua fallita in Siria. 

Di chi è davvero la colpa? E soprattutto, possiamo davvero sperare in un epilogo migliore? Difficile rispondere a queste domande, ma una cosa appare evidente: se la tregua è una "sospensione delle ostilità per un periodo di tempo limitato, decisa dalle parti in conflitto", il fatto che le varie tregue in Siria siano negoziate da Stati Uniti e Russia non dovrebbe lasciare grossi dubbi su chi siano le principali parti in conflitto e su chi, dunque, dovrebbe adoperarsi per la pace. Vista da questa amara prospettiva, la pacificazione del paese appare molto difficile da realizzare.

Gli Stati Uniti, fedeli al patto di ferro che nel lontano 14 febbraio 1945 Roosevelt siglò a bordo di una nave americana a poche decine di miglia da Suez con Ibn Saud, restano indissolubilmente legati all'Arabia Saudita e alle principali potenze del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Whashington è il principale fornitore di armi nella regione. Durante gli otto anni di presidenza Obama ne ha vendute ai sauditi per un valore di 115 miliardi di dollari, superando il record degli ultimi 70 anni. L'Arabia Saudita, assieme alle altre monarchie del Golfo, è il principale finanziatore dei gruppi islamici radicali ma anche della compagna elettorale di Hillary Clinton. Davanti a tale scenario è probabile che qualcuno si chieda: perché anteporre la vita dei siriani alla necessità di sostenere la linea saudita dell'abbattimento del regime di Assad?

E la Russia potrebbe barattare i suoi interessi in Medio Oriente con la pace in Siria? Una domanda che solo nella più ottimistica delle ipotesi potrebbe restare senza risposta. Putin nell'area controllata da Damasco ha il suo principale sbocco sul mare, il porto militare russo di Tartous, nella zona ovest del paese, un asset a dir poco strategico per il Cremlino.