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Elezioni Usa 2016: immigrazione e politica estera, Hillary boccia Trump:"Hai fallito" (oggi, 3 settembre 2016)

Elezioni Usa 2016: dopo il discorso di Trump sull'immigrazione arrivano le reazioni di Hillary Clinton e dei suoi sostenitori. Il repubblicano ha rinunciato definitivamente agli ispanici?

Hillary Clinton (Foto:Lapresse) Hillary Clinton (Foto:Lapresse)

L'atteso discorso sull'immigrazione di Donald Trump non poteva lasciare indifferente la sua principale rivale alle Elezioni Usa 2016: Hillary Clinton. La candidata democratica e il suo team hanno attaccato duramente l'esponente repubblicano non soltanto per le parole pronunciate dal palco di Phoenix, ma anche per la condotta tenuta dal tycoon nelle ore precedenti al comizio svoltosi mercoledì sera in Arizona. Prima di dedicarsi ad uno degli appuntamenti più importanti della sua campagna elettorale, infatti, Trump ha preso un volo per Città del Messico dove ha tenuto un incontro con il presidente messicano Enrique Peña Nieto. A margine del meeting, Trump è apparso molto soddisfatto, dichiarando ai giornalisti che per lui era un grande onore essere invitato dal capo di stato sudamericano ed esporgli i suoi punti di vista in fatto di immigrazione. La curiosità dei presenti riguardava ovviamente il muro che Trump aveva detto di voler costruire al confine meridionale con il Messico per impedire che criminali e trafficanti di droga entrassero negli Stati Uniti. The Donald a tal proposito ha chiarito di aver ribadito a Peña Nieto la sua volontà di innalzare il muro, ma di non aver parlato della questione più spinosa: chi lo pagherà. Poche ore dopo il suo incontro con il presidente messicano però, Trump ha cambiato nuovamente versione e dal palco di Phoenix ha garantito che a pagare il muro sarebbe stato il Messico, che loro ancora non lo sapevano ma alla fine l'avrebbero pagato. A questo punto, Peña Nieto, che durante la conferenza stampa si era evidentemente trattenuto dal contraddire Trump sull'oggetto del loro confronto, ha pubblicato un tweet molto chiaro scrivendo che la prima cosa che ha detto a Trump è stata che il Messico non pagherà il muro. Con questa frase il capo di stato sudamericano ha fornito un grande assist ad Hillary Clinton, che ha subito approfittato della situazione per scrivere su Twitter che Trump aveva fallito il suo primo test in politica estera, aggiungendo che la diplomazia non è facile come può sembrare. Il commento apparso sull'account di Clinton (che è possibile vedere cliccando qui), al contrario di quanto avviene molte volte con la pubblicazione di slogan e messaggi elettorali diffusi dal suo staff, è tutta farina del sacco dell'ex segretario di Stato, come dimostrato dalla "H" posta come firma a fine cinguettio. Come riportato dalla Cnn, lo staff di Hillary alcune ore dopo ha deciso di continuare a battere sull'argomento realizzando un video (cliccate qui per vederlo) nel quale veniva ricostruita la vicenda che ha visto protagonisti Peña Nieto e Trump, definendo quella di costruire il muro come "una cattiva idea" da parte di un "negoziatore ancora peggiore". Nelle ore successive al comizio in Arizona di Trump a tenere banco sono stati soprattutto i concetti espressi dal magnate newyorchese, che ha rinnovato la volontà di adottare il pugno di ferro in tema di immigrazione e ha allontanato le voci che lo volevano vicino ad un cambio di rotta per evitare di alienarsi il voto degli ispanici. A commentare le parole di Trump, come riporta la Cnn, è stata in particolare Lorella Praeli, la persona nel comitato di Clinton incaricata di curare i rapporti con i latinos in vista del voto. Secondo la Praeli, quello di Trump a Phoenix è stato il suo discorso "più oscuro" e ha contribuito a mettere le comunità americane le une contro le altre. A preoccupare Trump, però, più dei prevedibili attacchi di Clinton e dei suoi sostenitori, dovrebbero essere le reazioni interne al suo schieramento. A neanche 24 ore dal suo intervento in Arizona, infatti, si sono registrate delle importanti defezioni. Come riportato da Politico, Jacob Monty, un membro del National Hispanic Advisory Council ha rassegnato le sue dimissioni; Alfonso Aguilar, presidente del Latino Partnership for Conservative Principles si è detto invece incline a ritirare il suo supporto al candidato Repubblicano, mentre Ramiro Pena, un pastore del Texas a sua volta membro del National Hispanic Advisory Council ha detto che con il discorso di mercoledì notte Trump ha perso le elezioni. Ma le parole di Trump ovviamente non sono andate giù neanche ai soggetti neutrali nella contesa elettorale. Javier Palomarez, capo della camera di commercio ispanica statunitense, ha ricordato di non aver mai visto nessun candidato diventare Presidente senza assicurarsi il sostegno di una larga fetta del voto ispanico e durante la trasmissione della MSNBC "Morning Joe" rivolgendosi ai telespettatori ha definito Trump un "payaso", ovviamente non c'è bisogno di traduzione. Da un recente sondaggio dell'istituto Gallup era emerso che l'87% degli elettori ispanici nati fuori dagli Usa aveva un'impressione positiva di Hillary Clinton, mentre Trump raggiungeva soltanto il 13%. Tra i cittadini ispanici nati in America invece la distanza era molto ridotta, con Hillary avanti "solo" con il 43% dei consensi contro il 29% di Trump. A questo punto bisognerà aspettare i prossimi giorni per capire se le critiche ricevute dal candidato repubblicano faranno precipitare nei sondaggi il tycoon di New York. Se però fino a qualche tempo fa Trump sembrava ancora padrone del proprio destino, ancora in tempo per cambiare la propria linea politica, dopo il discorso programmatico sull'immigrazione di Phoenix è quasi impossibile pensare ad un'eventuale retromarcia. Trump ha giocato la sua scommessa: ha scelto di rafforzare il proprio consenso in quei segmenti elettorali che sono disposti a tutto pur di ottenere maggiore sicurezza; ha scelto di rinunciare ad una grossa ed influente fetta di elettorato, consapevole del fatto che probabilmente gli ispanici gli avevano già voltato le spalle dai tempi delle primarie. Al momento i numeri sembrano dargli torto: ma a più di due mesi dalle presidenziali Usa 2016 la partita non può ancora definirsi chiusa. (Dario D'Angelo)

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